Casa Circondariale di Roma Rebibbia NC – traduzione detenuto senza n.o. sanitario

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Ill.mo Presidente, Egr. in indirizzo

Appare a tratti sconcertante la vicenda di cui questa Segreteria Generale è venuta a conoscenza relativamente a fatti che sarebbero occorsi presso il penitenziario capitolino Rebibbia N.C.

Nello specifico ci viene riferito di un detenuto tradotto presso il tribunale di Latina per la convalida dell’arresto; traduzione avvenuta in assenza del n.o. sanitario.

Pare infatti che il detenuto, giunto in istituto dalla liberta, sia stato oggetto della profilassi per il contenimento del contagio da coronavirus ma prima ancora dell’ottenimento dei risultati del tampone e prima del periodo di “quarantena” sia necessariamente venuto a contatto con il personale di polizia penitenziaria (e non solo) che si è dovuto far carico della traduzione disposta dal GIP.

È d’uopo specificare – in relazione alle informazioni in nostro possesso – che all’autorità giudiziaria è stata comunque rappresentata l’assenza del n.o. sanitario ma pare che tale comunicazione non abbia indotto ad una forma di collaborazione diversa. Si sarebbe infatti potuto procedere – come accaduto in altre identiche circostanze – all’effettuazione della convalida tramite strumenti di partecipazione a distanza già in uso all’Amministrazione.

Da qui sorge spontanea una riflessione circa l’obbligatorietà dei protocolli
individuati per l’Amministrazione Penitenziaria e di come questi evidentemente non abbiano il medesimo carattere per altre articolazioni del mondo “Giustizia”, come se iv due avamposti non fossero collegati da alcun rapporto o sinallagma.


È evidente il rischio a cui è stato esposto il personale di polizia penitenziaria coinvolto nella traduzione, come anche tutti gli altri operatori che sono venuti a contatto con un soggetto potenzialmente positivo; un rischio che non trova giustificazione alcuna nell’indifferibilità o nella necessarietà di un atto che per l’appunto poteva celebrarsi con canali differenti.

Serve per questo un’interlocuzione ferma con la magistratura volta alla sensibilizzazione verso metodologie di lavoro alternative che nulla tolgono all’efficacia o alla validità, ma che assicurano un maggior livello di tutela non solo del personale di polizia penitenziaria ma più in generale della popolazione.

Certi della rilevanza che vorrà accordarsi alla presente segnalazione, si resta in attesa di conoscere i correttivi che saranno posti in essere.
Distinti saluti.