Casa Circondariale di San Gimignano – Grave aggressione – Sollecito interventi urgenti

Onorevole Ministro, esimi interlocutori È clamoroso il gravissimo evento critico registratosi nella giornata dell’8 ottobre nel penitenziario di San Gimignano ove un detenuto di origini nordafricane, già protagonista di intemperanze nell’esperienza detentiva presso la Casa Circondariale di Firenze Sollicciano, si è violentemente scagliato contro il personale di Polizia Penitenziaria aggredendo un Vice Ispettore colà in servizio.
La dinamica dell’aggressione ha del paradossale; utilizzando quale arma il fornellino presente in cella (parliamo di un oggetto metallico di discreto peso il cui possesso è consentito dal regolamento penitenziario), il detenuto ha poderosamente colpito il malcapitato ispettore ad un orecchio provocandogli, oltre ad una ferita aperta per la quale si sono resi necessari venti punti di sutura, lesioni interne giudicate guaribili in 30 giorni. L’inaudita violenza di un gesto che avrebbe potuto far scaturire conseguenze ben più gravi, la commissione del reato di lesioni personali all’interno di un luogo di legalità e ai danni di chi quella legalità è deputato a farla rispettare, accendono ancora una volta i riflettori sul penitenziario di San Gimignano, quasi beffardamente. Se è vero che le aggressioni al personale di polizia penitenziaria all’interno delle carceri italiane non fanno più scalpore (in ragione di un dilagare che ha cerato “assuefazione” o rassegnazione), è altrettanto vero che nonostante gli sforzi profusi a tutti i livelli non si riesce a costruire un argine che consenta al personale di polizia penitenziaria di lavorare in sicurezza, o quanto meno a contenere i rischi. Ed è paradossale che un gesto così eclatante accada a pochi giorni di distanza dal grande clamore che ha avvolto San Gimignano, quasi a ri-fotografare la realtà dei fatti da angolazioni maggiormente illuminate. Nel pieno rispetto delle indagini che saranno condotte sui gravi fatti ascritti ad alcuni poliziotti penitenziari, val la pena però che anche le istituzioni concorrano a ricalibrare gli effetti nefasti di processi mediatici che condannano prima ancora dell’accertamento di fatti e responsabilità. Ha impiegato pochissimo la macchina del fango ad imbrattare la divisa del personale di San Gimignano, ma non lo stesso rilievo viene dato alle vicende di respiro opposto, di violenze subite dagli appartenenti al Corpo o di gesti che non di rado salvano la vita ai reclusi. E allora non sarebbe auspicabile se non doveroso mostrare all’opinione pubblica anche l’altra metà del cielo, fare informazione e non disinformazione, raccontare la realtà per quella che è, priva di enfasi e senza guardare al sensazionalismo? Ma al di là dei messaggi distorti che spesso si fanno passare, quel che preme è individuare soluzioni che per San Gimignano non sono differibili: l’individuazione di una dirigenza stabile e di comprovata esperienza (il Comandante di Reparto è stato incaricato da pochissimo tempo) che fa da eco alla necessaria nomina anche del Provveditore Regionale del quale il distretto Toscana Umbria è sprovvisto, situazione questa che ha creato un preoccupante immobilismo che non fa altro che aggravare una situazione già di per se drammatica, come lo è quella del Provveditorato in questione. Con l’auspicio di una pronta guarigione al collega coinvolto in questa brutta vicenda, oltre che di un sincero interessamento dei Vertici politici e amministrativi alle questioni di San Gimignano, restiamo in attesa di conoscere i provvedimenti che saranno adottati.