CASA CIRCONDARIALE DI TRENTO – Stato di agitazione e sit-in di protesta Si.N.A.P.Pe del 5 febbraio

Esimio Presidente,

con nota 10141 del 24 dicembre 2018 questa Segreteria Generale aveva portato alla Sua attenzione le gravi criticità che interessavano (e interessano tuttora) il penitenziario di Trento; criticità poi culminate nei gravi e memorabili disordini del 22 dicembre u.s. A seguito di interlocuzioni con i Vertici dell’Amministrazione, sia centrali sia periferici, si erano ottenute rassicurazioni di interessamento, promesse disattese che hanno indotto l’articolazione regionale del Si.N.A.P.Pe prima a dichiarare lo stato di agitazione e successivamente ad esprimere pacificamente il proprio dissenso rispetto alle politiche gestionali attraverso un sit-in di protesta innanzi all’ingresso del carcere lo scorso 5 febbraio. Inopinabilmente condivisibili le ragioni e le preoccupazioni poste alla base della forma pacifica di protesta ad opera di poliziotti penitenziari che rivendicano il diritto di lavorare in sicurezza.
Basti pensare che a seguito dei disordini sono stati distrutti o gravemente lesionati gli impianti di illuminazione, videosorveglianza e antincendio di ben 5 delle 8 sezioni del reparto maschile. Quando cala la luce naturale, nelle predette sezioni la visibilità è fortemente limitata tanto che anche la distribuzione delle terapie farmacologiche sul piano nelle serali avviene con l’ausilio di torce portatili. Presso il predetto reparto continuano a non esser disponibili maschere di protezione dall’inalazione dei fumi tossici da utilizzare in caso di incendio (sul punto va rammentata la scarsità di siffatti presidi già nel corso degli eventi del 22 dicembre e la conseguente intossicazione di una decina di poliziotti penitenziari intervenuti). Non osiamo immaginare lo scenario apocalittico che potrebbe aprirsi in caso di nuove azioni dolose contro i beni dell’amministrazione nelle sezioni già danneggiate e dunque prive dei presidi tecnici (illuminazione, videosorveglianza, antincendio). Se a ciò si unisce la serpeggiante preoccupazione data, da un lato, dalle notizie che trapelano in merito ai possibili obbiettivi efferati ai danni della polizia penitenziaria posti alla base della protesta del 22 dicembre e, dall’altro, dalla presenza presso il Carcere di Trento di ancora molti di quei detenuti rivoltosi, ben si avrà l’esatta dimensione dello status quo. E’ per questi motivi che rinnoviamo le sollecitazioni già avanzate con la nota n. 10141/SG del 24 dicembre 2018 e richiediamo un urgente intervento per il ripristino delle condizioni di sicurezza presso la Casa Circondariale di Trento.