Casa Circondariale Femminile di Roma Rebibbia – Iter procedimento disciplinare a carico del personale di Polizia Penitenziaria

Egr. Direttore Generale,
sono molteplici le segnalazioni che giungono dalla Casa Circondariale Femminile di Roma Rebibbia ove si sta assistendo al proliferare di irrituali procedure disciplinari a carico del personale di polizia penitenziaria ivi operante.
Nello specifico ci viene riferito di diversi “richiami scritti” recanti la sottoscrizione del Comandante di Reparto, per condotte che, prima face, nemmeno trovano rilevanza disciplinare; osservazione, quest’ultima, che trova conferma stessa nell’irritualità delle procedure seguite. Se si trattasse, infatti, di condotta disciplinarmente punibile, si sarebbe dovuto necessariamente (come si evince dalla forma indicativa del verbo scelto dal legislatore del ’92) elevare rapporto disciplinare e demandare all’autorità competente la decisione sui passaggi successivi.
Val bene specificare che l’esistenza di un codice disciplinare ha una propria ratio rinvenibile nella necessità di assicurare la certezza dei procedimenti, viste le conseguenze negative che ne discendono sia a livello carrieristico sia a livello economico. Il dipendente in tal modo sa quali sono i comportamenti sanzionabili e quali le relative sanzioni. Tale esigenza di certezza si inabissa di fronte a procedure irrituali, non codificate, che non prevedono meccanismi di impugnazione e che generano l’unico effetto di stressare il personale che avverte costantemente il “fiato sul collo”, sconoscendo, per assurdo, quale comportamento potrebbe far scaturire l’ennesimo richiamo scritto, né comprendendo quali conseguenze tali “atti” possano generare per la propria vita professionale.
Non si nascondono le perplessità della scrivente Segreteria Generale che si interroga, a fronte della situazione di disagio vissuta dal personale, se non sia opportuno altresì ragionare in termini di avvicendamento del Comandante, non fosse che per il lunghissimo periodo per il quale quel ruolo così delicato è stato ricoperto dalla stessa persona. Si sta parlando in un incarico che dura da circa 14 anni.
Mutuando la ratio degli avvicendamenti al vertice (il riferimento non è solo a codesta Direzione Generale, che ha da ultimo conosciuto il cambiamento, ma anche alle stesse Direzioni, e a diversi Comandi di Reparto) si ritiene che sia quasi doveroso evitare immobilismi e permanenze imperiture, tanto per consentire al personale interessato di effettuare nuove esperienze professionali, tanto per portare al singolo Istituto una visione diversa di gestione che potrebbe anche meglio rispondere in termini di efficacia.
Per tutto quanto sopra esposto e considerato, valutato anche il malumore che si è determinato nel personale, si invita a verificare la situazione denunciata e a dettare disposizioni per l’esatta osservanza delle procedure codificate.