Casa Circondariale Ferrara – Impiego del personale nell’attività di “Sorveglianza a vista”

Egregio Direttore,
in attesa che le rispettive segreterie Regionali e/o Nazionali girino il quesito di che trattasi ai Superiori Uffici, queste OO.SS. sono a chiedere, con la presente, se codesta Direzione abbia stipulato un “Protocollo d’intesa sui rischi suicidari” con le istituzioni sanitarie del territorio e, eventualmente, riceverne copia. Quello che generalmente emerge da tali protocolli è la necessità di un coinvolgimento quotidiano di tutte le aree coinvolte nella gestione del detenuto, cosi da liberare il poliziotto penitenziario da responsabilità che vanno oltre le competenze istituzionali del Corpo (ad esempio la sorveglianza a vista che, per quanto ci è dato sapere, non sarebbe più prevista né attuata, in nessun istituto di pena del distretto). Occorrerebbe, viceversa, avere maggiore consapevolezza, in ogni situazione e circostanza, su come comportarsi, sulla cadenza delle visite dei vari specialisti interessati nell’osservazione e cura del detenuto, oltre ad essere informati ed aggiornati sulla lista degli oggetti consentiti all’interno della camera di pernottamento, senza che ciò sia, come spesso accade oggi, demandato alle capacità interpretative dei preposti alla Sorveglianza Generale e di tutto il personale del turno. Per le OO.SS. scriventi non è più rinviabile l’istituzione di una camera di pernottamento, presso il reparto Nuovi Giunti, provvista di impianto di videosorveglianza da remoto e, all’occorrenza, dotata anche di supporto audio. Ciò garantirebbe un controllo più proficuo, senza il rischio di “irritare” la persona che necessita di tale sorveglianza e un evidente miglioramento delle condizioni di lavoro degli agenti comandati nel turno di servizio, oltre che nella gestione dei continui eventi critici che colpiscono, sempre più frequentemente, l’istituto estense.