CASA CIRCONDARIALE MILANO SAN VITTORE – VILE AGGRESSIONE DA PARTE DI UN DETENUTO MAGREBINO NEI CONFRONTI DEL PERSONALE DI POLIZIA PENITENZIARIA – RICHIESTA INTERVENTO.

Gentile Direttore,
corre l’obbligo di dover segnalare, nostro malgrado, il gravissimo episodio di aggressione verificatosi in data 05 maggio u.s., ai danni di due appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria in servizio presso una sezione detentiva di questo istituto, ad opera di un detenuto magrebino,affetto da problemi psichiatrici e di adattamento al conteso penitenziario. Aggressione che avrebbe visto la necessità di un immediato intervento presso il Locale Pronto Soccorso, nel quale i medici avrebbero riscontrato varie escoriazioni e traumi contusivi, riportando l’uno, una frattura del polso sx con ben 15 giorni di prognosi, mentre l’altro collega ha invece subito una contusione al ginocchio con 4 giorni di prognosi. Per quanto accaduto, il Si.N.A.P.Pe esprime sentimento di forte solidarietà e grande vicinanza per il vile gesto di cui sono rimasti vittime i nostri colleghi nell’espletamento del loro dovere. Ai nostri colleghi costantemente impegnati a garantire con grande senso del dovere e altrettanta responsabilità il mandato istituzionale affidato, va tutto l’apprezzamento e la stima del Si.N.A.P.Pe per l’importante e delicata funzione sociale assicurata al servizio del Paese. Nel formulare pertanto sinceri auguri di pronta e completa guarigione ai nostri colleghi, invitiamo gli stessi a considerarci come sempre vicini e pronti, qualora lo reputassero necessario, ad offrire loro il nostro pieno e incondizionato sostegno. In merito al fenomeno delle aggressioni, il Si.N.A.P.Pe più volte è intervenuto con note sindacali al fine di evidenziare alle Autorità competenti la nostra forte preoccupazione per la situazione presente nell’istituto in oggetto, rappresentando alle predette che la mancanza di organico, disorganizzazione e troppa flessibilità e leggerezza nella gestione di alcune situazioni operative dovute soprattutto alle mancanze di personale stesso, espone ogni giorno i poliziotti penitenziari a rischi per i quali solo le fortunose circostanze evitano spesso la peggio. Ormai l’effetto, quell’effetto domino delle attività di prevenzione sono saltate e l’Amministrazione è paralizzata da una continua e costante regressione del sistema, il quale per mancanza di uomini e fondi non può più attendere alle regole d’ingaggio e di prevenzione e soddisfare, come sarebbe necessario, la sicurezza e l’incolumità dei propri uomini. Il Si.N.A.P.Pe ritiene vergognoso che in uno Stato moderno, in uno Stato di diritto come quello Italiano, la sicurezza della salute e dell’incolumità dei poliziotti sia lasciata al caso, sia lasciata gestita sempre più a uomini che per fortuna in queste occasioni tirarono fuori l’orgoglio e la propria determinazione per andare avanti e garantire quindi il proprio dovere istituzionale. Stupisce, con una certa incredulità, l’assoluta assenza di misure e provvedimenti sanitari, ma soprattutto la mancanza di una visione progettuale della gestione di questi soggetti, senza mai ricorrere ad una valutazione specialistica esterna, per eventuale ricovero in psichiatria di soggetti che quotidianamente assumono azioni di questo genere (il detenuto in questione avrebbe subito oltre 140 contestazioni disciplinari). Si sottolinea altra problematica gestionale strutturale che riguarderebbe l’allocazione di questi detenuti facinorosi, struttura adiacente alla sezione accoglienza dell’istituto, per cui le ricadute nei confronti detenuti ivi ubicati sono devastanti, poiché costretti a subire una pena aggiuntiva, dovendo subire il continuo baccano, anche durante le ore notturne, mettendo a dura prova le loro condizioni già provate per la carcerazione, costretti in un certo qual senso, a vivere in un clima arroventato ed invivibile. Risulta un dato di fatto che i detenuti portatori di disturbi mentali costituiscono ormai una percentuale altamente significativa all’interno degli istituti penitenziari, tanto da diventare un’emergenza che il personale di Polizia Penitenziaria non può gestire in quanto privi di mezzi e formazione idonei a disposizione. I ristretti con tali problematiche dovrebbero essere detenuti in strutture idonee con personale specializzato al trattamento di tale patologia. Per quanto sopra esposto, al fine di tutelare la sicurezza dei lavoratori e contemporaneamente garantire a persone con patologie psichiche un trattamento ed una cura specifica e mirata, non possibile da assicurare in carcere, la scrivente Segreteria Nazionale chiede autorevoli ed impellenti interventi per porre fine a tali criticità anche costituendo accordi, tramite il servizio sanitario, con delle strutture specializzate per tali trattamenti.