“Casette dell’amore” – approvato lo stanziamento dei fondi – perplessità

Ministra, Illustrissimi in indirizzo,
apprendiamo con non poca perplessità lo stanziamento di fondi approvato da Ella, unitamente al Ministro dell’Economia Daniele Franco, destinato a promuovere “l’affettività in carcere”. Sicuramente l’emergenza Covid ha messo ancor più a dura prova le relazioni affettive e familiari in generale, ingenerando probabilmente, nei vertici del Governo, attenzione più che mai sulle relazioni umane di chi si trova in carcere, denotando una sensibilità ed un’umanità che non può non essere elogiata.
Senza voler polemizzare sul tema affrontato, che evidenzia una particolare volontà di umanizzare la detenzione (rammentando che è comunque un tema presente sul tavolo delle trattative da circa 30 anni), corre l’obbligo riflettere sulla realizzazione di tale progetto. Non poche sono le perplessità che sorgono dalla lettura delle linee operative; questa somma, si apprende, sarà destinata alla costruzione di prefabbricati, all’interno di ogni Casa Circondariale di ogni regione o in alternativa, si provvederà alla ristrutturazione di fabbricati già esistenti, trasformandoli in mini appartamenti. In totale, entro il 2022, saranno realizzate venti casette, con l’obiettivo di ospitare i detenuti in regime di carcere duro. L’obiettivo, a medio termine, sarà la loro realizzazione, in tutti i 190 istituti d’Italia.
Ma sappiamo benissimo che la maggior parte degli Istituti penitenziari che insistono nel nostro Paese, sono vetusti e difficilmente ammodernabili, come la S.V. avrà avuto modo di constatare personalmente durante le visite effettuate. E poi, siamo sicuri che questo sia l’unico tema divenuto improrogabile da affrontare?
Gli alloggi riservati al personale spesso non rispettano i criteri previsti, aggiungendo disagio ad una situazione lavorativa già pesantemente difficile.
Quante cose si potrebbero fare con 28,3 milioni di euro per migliorare, supportare e garantire l’espletamento del compito istituzionale demandato al Corpo di Polizia Penitenziaria?
Caserme vetuste, vestiario liso e scolorito, equipaggiamento obsoleto, edilizia agevolata inesistente. Tutte buone cause potenzialmente da intraprendere, investimenti che andrebbero a promuovere quel tanto paventato (quanto inconsistente) benessere del Corpo.
Quante volte abbiamo visto il personale “fuggire” dalle sedi di servizio per tornare alle residenze originarie perché impossibilitati a sostenere gli affitti imposti dal territorio? Argomento tanto delicato quanto bistrattato quello dell’edilizia residenziale pubblica destinata agli appartenenti alla Polizia Penitenziaria. Perché non investire in un progetto del genere? Quello che si vuole sottolineare, spostando la tematica su altre importanti criticità ancora irrisolte (come quella sulla tutela dell’infanzia in carcere), è che forse sarebbe opportuno trasferire il focus su di un riordino complessivo del sistema penitenziario che, senza inutili parallelismi, punti a migliorare la situazione di vita di chi il carcere lo vive, da una parte e dall’altra delle sbarre.