Ciao Aldo! – Quell’ultima pedalata verso il cielo.

“Possibile? Non ci credo!”
È iniziata così la giornata di ieri. Poche frammentarie notizie si rincorrono, con il cuore in gola, in uno stillicidio di emozioni e tanta incredulità.
La cronaca racconta di una ferita di arma da fuoco al volto, il gesto estremo, per un uomo che mai aveva mostrato un disagio tanto grave, che ha sempre raccontato di amare la vita per poi abbracciare la morte in una afosa mattina romana.
Compagni di ventura improbabili, scanzonati ed incoscienti, Aldo è stato un funambolo semiserio, un dioscuro del DAP.
Conosciuto da tutti nel ventre molle del grande carrozzone, dalla simpatia romana strampalata e contagiosa, era solito erudire i novizi in erba con il proverbio “Daje e daje pure li piccioni se fanno quaie!”; un modo tutto suo di dire, un refrain, un invito a non arrendersi mai, a provare e riprovare perché prima o poi si riusciva nell’impresa, anche in quella che appariva impossibile.
Un ottimista disincantato, magari eccessivamente umorale, qualche volta finanche ruvido ma profondamente onesto e sincero con quel sorriso disarmante e l’andatura dinoccolata.
Meglio la sincerità, anche quando può far male che la reticenza o la bugia ci siamo sempre detti.
Ha vissuto l’esperienza sindacale con slancio, perennemente di corsa, quasi come se fosse perpetuamente in sella all’amata bicicletta, intessendo trame, infittendo i rapporti interpersonali, toccando con mano l’estemporaneità di alcune deludenti relazioni virtuosamente amicali.
Eppure quel proverbio, che ripeteva come un mantra, gli ha permesso di superare con ostinazione le avversità della quotidianità.
Nei momenti di minor frenesia capitava di intrattenerci raccontando un pochino di noi: Aldo ha visceralmente amato la sua famiglia, devotamente il figlio sincero orgoglio di padre: un bimbo ora uomo talentuoso che catalizzava le attenzioni di un genitore moderno, presente, flessibile, dal cuore grande.
L’amore per la famiglia ed alcune vicissitudini personali hanno convinto Aldo a cedere il passaggio ed uscire di scena conservando, però, il rapporto umano e privato con ognuno di noi.
I tanti anni perigliosi, ora i pensieri affollano la mente, i ricordi aggiungono un ulteriore mattoncino di tristezza e di malinconia, le lacrime trovano degno posto.
Come amava dire il “pirata” Pantani è “inutile avere una bici leggerissima se ti porti nell’anima un corpo che pesa come un macigno”.
Forse un giorno sapremo il perché ma poco cambierà.
Resterai per sempre nei nostri cuori, con profonda gratitudine perché hai contribuito a scrivere un pezzo della nostra Storia, della nostra vita in comune.
Ora in sella alla tua bicicletta hai staccato tutti dalla ruota, sei in salita e controvento. Quando stacchi tutti e arrivi da solo, la vittoria ha sempre il sapore del trionfo!
Buona pedalata, Aldo!