Ciò che fino a pochi giorni fa era la “stagione d’oro” di un sistema penitenziario istradato verso un processo restauratore in un clima di ascolto e confronto costante, si trasforma oggi – attraverso una narrazione spesso capziosa degli eventi – nel male da estirpare, generando quella confusione che mira distruggere anziché a costruire. Ed è così che sovrapponendo e confondendo i piani, ogni Alta Figura Istituzionale ne esce attinta da un dubbio via via seminato ad arte. Il dibattito sulla riforma costituzionale e l’esito del referendum si traduce – con inquietante automatismo – in una dichiarata inadeguatezza del Ministro della Giustizia e del suo establishment. Si sommano le vicende personali, ancora tutte da accertare e chiarire, che hanno coinvolto l’Onorevole Andrea Delmastro e l’occasione diventa propizia per tentare di radere al suolo tutto ciò orbita nelle sue attribuzioni: fra esse, la delega alla materia penitenziaria! E così viene messa in discussione ogni singola nomina, ogni singolo incarico, ogni singolo tassello posto in oltre tre anni di una fervente e condivisa attività. Si assiste in questo clima, nel trend di una bulimica richiesta di dimissioni, da parte di alcuni finanche ad analoghe, quanto immotivate, richieste rivolte ai Vertici dell’Amministrazione. Il tutto a distanza di pochi giorni dalla celebrazione del 209° annuale del Corpo della Polizia Penitenziaria; quasi a cancellare con un colpo di spugna la storia delle Istituzioni, come se la Politica fosse Amministrazione e l’Amministrazione fosse Politica, in antitesi con il dettato costituzionale che voluto la cessazione di quel modello gerarchico-piramidale ideato da Cavour nel 1850. Lungi dall’ergersi a difensori civici di chi ben saprà chiarire nelle sedi opportune la propria posizione (ove mai la questione assuma i connotati del procedimento penale) ciò che diviene oggetto di riflessione, in queste poche righe, è il rischio di una frammentazione che nuoce al Sistema e ingessa l’evoluzione. L’Amministrazione Penitenziaria figlia della sua lunga e gloriosa storia, resta Una, con un proprio Capo e un proprio assetto di Dirigenze Generali, continuando a rapportarsi con indubitabile correttezza istituzionale all’interlocutore politico di riferimento, sia esso il Ministro della Giustizia o altro Profilo delegato. E ciò in ragione dell’assetto costituzionale del funzionamento delle Pubbliche Amministrazioni: indirizzo politico da un lato ed attività amministrativa dall’altro, funzionalmente interconnessi ma non sovrapponibili. E l’auspicio di una compattezza istituzionale è quella che ci sentiamo di partecipare ai nostri primi e diretti interlocutori. L’azione Amministrativa ha l’onere di proseguire, certamente nel solco dell’indirizzo politico, con la medesima solerzia che ha contraddistinto la storia recente perché molti sono i temi che necessitano di approfondimento: dall’annosa questione del sovraffollamento al problema mai sopito delle aggressioni al personale. Il Si.N.A.P.Pe continuerà a fornire il proprio contributo guidato dal faro del miglioramento delle condizioni di lavoro dei poliziotti penitenziari.
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COMUNICATO – “Le idi di marzo”: quando il dibattito politico tende a minare l’unità dell’Amministrazione…
Ciò che fino a pochi giorni fa era la “stagione d’oro” di un sistema penitenziario istradato verso un processo restauratore in un clima di ascolto e confronto costante, si trasforma oggi – attraverso una narrazione spesso capziosa degli eventi – nel male da estirpare, generando quella confusione che mira distruggere anziché a costruire. Ed è così che sovrapponendo e confondendo i piani, ogni Alta Figura Istituzionale ne esce attinta da un dubbio via via seminato ad arte. Il dibattito sulla riforma costituzionale e l’esito del referendum si traduce – con inquietante automatismo – in una dichiarata inadeguatezza del Ministro della Giustizia e del suo establishment. Si sommano le vicende personali, ancora tutte da accertare e chiarire, che hanno coinvolto l’Onorevole Andrea Delmastro e l’occasione diventa propizia per tentare di radere al suolo tutto ciò orbita nelle sue attribuzioni: fra esse, la delega alla materia penitenziaria! E così viene messa in discussione ogni singola nomina, ogni singolo incarico, ogni singolo tassello posto in oltre tre anni di una fervente e condivisa attività. Si assiste in questo clima, nel trend di una bulimica richiesta di dimissioni, da parte di alcuni finanche ad analoghe, quanto immotivate, richieste rivolte ai Vertici dell’Amministrazione. Il tutto a distanza di pochi giorni dalla celebrazione del 209° annuale del Corpo della Polizia Penitenziaria; quasi a cancellare con un colpo di spugna la storia delle Istituzioni, come se la Politica fosse Amministrazione e l’Amministrazione fosse Politica, in antitesi con il dettato costituzionale che voluto la cessazione di quel modello gerarchico-piramidale ideato da Cavour nel 1850. Lungi dall’ergersi a difensori civici di chi ben saprà chiarire nelle sedi opportune la propria posizione (ove mai la questione assuma i connotati del procedimento penale) ciò che diviene oggetto di riflessione, in queste poche righe, è il rischio di una frammentazione che nuoce al Sistema e ingessa l’evoluzione.
L’Amministrazione Penitenziaria figlia della sua lunga e gloriosa storia, resta Una, con un proprio Capo e un proprio assetto di Dirigenze Generali, continuando a rapportarsi con indubitabile correttezza istituzionale all’interlocutore politico di riferimento, sia esso il Ministro della Giustizia o altro Profilo delegato. E ciò in ragione dell’assetto costituzionale del funzionamento delle Pubbliche Amministrazioni: indirizzo politico da un lato ed attività amministrativa dall’altro, funzionalmente interconnessi ma non sovrapponibili.
E l’auspicio di una compattezza istituzionale è quella che ci sentiamo di partecipare ai nostri primi e diretti interlocutori. L’azione Amministrativa ha l’onere di proseguire, certamente nel solco dell’indirizzo politico, con la medesima solerzia che ha contraddistinto la storia recente perché molti sono i temi che necessitano di approfondimento: dall’annosa questione del sovraffollamento al problema mai sopito delle aggressioni al personale.
Il Si.N.A.P.Pe continuerà a fornire il proprio contributo guidato dal faro del
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