Si è svolto questa mattina, alla presenza dei più alti Vertici dipartimentali, il momento concertativo relativo alla definizione delle piante organiche di sede relative alle strutture minorili e di prima accoglienza. In apertura di incontro, il presidente Sangermano ha rappresentato il “futuro” della geografia detentiva minorile, definendolo come una “svolta epocale”. Si prevede, infatti, l’apertura nel prossimo mese di settembre degli IPM di Lecce e L’Aquila con la contestuale chiusura del repartino di Bologna. A dicembre sarà attivato l’IPM di Rovigo e progressivamente quello di Treviso. Si provvederà, di conseguenza, a rimodulare le 540 presenze odierne su tutti gli Istituti del Paese. L’attivazione delle nuove strutture non può prescindere da una integrazione di personale e il capo DGMC ha, in proposito, affermato che chiederà 150 allievi, necessari ad assicurare e integrare la mobilità per 60 unità da destinare all’IPM di Lecce e di L’Aquila, 47 unità per Rovigo e il restante per rafforzare gli Ipm attuali in difficoltà. La progettualità rappresentata dal DGMC merita, a parere del Si.N.A.P.Pe, alcune riflessioni. Anzitutto, resta da definire, prima ancora di parlare di nuove assegnazioni dai corsi, la partita delle unità ad oggi “prestate” dal DAP a DGMC, la cui professionalizzazione data dall’esperienza maturata non può e non deve essere dispersa. Serve allora ragionare di un eventuale processo di stabilizzazione, previa acquisizione di disponibilità da parte degli interessati. Val bene specificare che la previsione normativa del 10% di neo agenti da destinare al DGMC, specificatamente ai Nuclei per l’esecuzione penale, si scontra con il dato fattuale e ad oggi la previsione di assegnazione di 150 unità appare pressocché impercorribile. Il dato teorico resta tale, se si considera che anche l’attuale dotazione organica seppur rimodulata al ribasso, non è stata soddisfatta concretamente. Serve allora una cenvergenza, tanto dei due Dipartimenti, tanto della politica per assicurare il funzionamento tanto della giustizia minorile, tanto dell’esecuzione penale esterna, in coerenza con un progetto che è prima di tutto un progetto di Governo del Paese. Parlare di un PCD senza riempirlo di contenuti resta un mero esercizio di stile. Servono anzitutto le risorse per sostenere le progettualità. Nel merito dell’informativa, alcune questioni meritano di essere chiarite come ad esempio lo squilibrio numerico fra l’IPM di Quartucciu e quello di Firenze, Lecce, Rovigo e L’Aquilia. Strutture tutte caratterizzate dalla medesima capienza a cui vengono però attribuite un numero sensibilmente differente di unità in pianta organica (36 per Quartucciu e fino a 50 per le altre realtà, a fronte di una capienza di 28 posti detentivi). In ultimo, per la prevista chiusura dell’IPM di Treviso il Si.N.A.P.Pe ha rivendicato l’applicazione delle previsioni di cui all’articolo 13 del pcd mobilità.
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DIPARTIMENTO di GIUSTIZIA MINORILE e DI COMUNITA’Definizione delle piante organiche di sede per il personale non dirigente del Corpo
Si è svolto questa mattina, alla presenza dei più alti Vertici dipartimentali, il momento concertativo relativo alla definizione delle piante organiche di sede relative alle strutture minorili e di prima accoglienza.
In apertura di incontro, il presidente Sangermano ha rappresentato il “futuro” della geografia detentiva minorile, definendolo come una “svolta epocale”. Si prevede, infatti, l’apertura nel prossimo mese di settembre degli IPM di Lecce e L’Aquila con la contestuale chiusura del repartino di Bologna.
A dicembre sarà attivato l’IPM di Rovigo e progressivamente quello di Treviso. Si provvederà, di conseguenza, a rimodulare le 540 presenze odierne su tutti gli Istituti del Paese.
L’attivazione delle nuove strutture non può prescindere da una integrazione di personale e il capo DGMC ha, in proposito, affermato che chiederà 150 allievi, necessari ad assicurare e integrare la mobilità per 60 unità da destinare all’IPM di Lecce e di L’Aquila, 47 unità per Rovigo e il restante per rafforzare gli Ipm attuali in difficoltà.
La progettualità rappresentata dal DGMC merita, a parere del Si.N.A.P.Pe, alcune riflessioni. Anzitutto, resta da definire, prima ancora di parlare di nuove assegnazioni dai corsi, la partita delle unità ad oggi “prestate” dal DAP a DGMC, la cui professionalizzazione data dall’esperienza maturata non può e non deve essere dispersa. Serve allora ragionare di un eventuale processo di stabilizzazione, previa acquisizione di disponibilità da parte degli interessati.
Val bene specificare che la previsione normativa del 10% di neo agenti da destinare al DGMC, specificatamente ai Nuclei per l’esecuzione penale, si scontra con il dato fattuale e ad oggi la previsione di assegnazione di 150 unità appare pressocché impercorribile. Il dato teorico resta tale, se si considera che anche l’attuale dotazione organica seppur rimodulata al ribasso, non è stata soddisfatta concretamente.
Serve allora una cenvergenza, tanto dei due Dipartimenti, tanto della politica per assicurare il funzionamento tanto della giustizia minorile, tanto dell’esecuzione penale esterna, in coerenza con un progetto che è prima di tutto un progetto di Governo del Paese.
Parlare di un PCD senza riempirlo di contenuti resta un mero esercizio di stile. Servono anzitutto le risorse per sostenere le progettualità.
Nel merito dell’informativa, alcune questioni meritano di essere chiarite come ad esempio lo squilibrio numerico fra l’IPM di Quartucciu e quello di Firenze, Lecce, Rovigo e L’Aquilia. Strutture tutte caratterizzate dalla medesima capienza a cui vengono però attribuite un numero sensibilmente differente di unità in pianta organica (36 per Quartucciu e fino a 50 per le altre realtà, a fronte di una capienza di 28 posti detentivi).
In ultimo, per la prevista chiusura dell’IPM di Treviso il Si.N.A.P.Pe ha rivendicato l’applicazione delle previsioni di cui all’articolo 13 del pcd mobilità.
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