S I N A P P E

Please Wait For Loading

Via Tiburtina Valeria,km 22,300 00019 Tivoli Terme (RM) 349 3671300 info@sinappe.it

DM riorganizzazione DAP: Riflessioni a margine dell’incontro

  • Comunicati DM riorganizzazione DAP: Riflessioni a margine dell’incontro

DM riorganizzazione DAP: Riflessioni a margine dell’incontro

Maggio 19, 2026 Sinappe Comments Off

Si è conclusa oggi, 19 maggio 2025, la riunione sindacale sul varo del nuovo Decreto Ministeriale di riorganizzazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP).

Pur valutando la bozza come un primo, apprezzabile passo per il riconoscimento esplicito del ruolo centrale e della specificità della Polizia Penitenziaria, il Si.N.A.P.Pe la ritiene ancora insufficiente a risolvere le profonde criticità strutturali del sistema.

Ma prima ancora di analizzare il testo è opportuno sgomberare il campo da alcuni equivoci anche alla luce delle molteplici polemiche che hanno preceduto l’incontro e che hanno etichettato il progetto riformatore come un’azione volta verso una deriva securitaria a danno del paradigma trattamentale.

Esiste, realmente, una esautorazione dei direttori penitenziari dal controllo su settori importanti del proprio istituto tale da compromettere il “concreto bilanciamento tra esigenze di sicurezza, funzione rieducativa e tutela dei diritti dei detenuti”?

Quale è il ruolo del capo del dap in questo processo?

Avremmo voluto rivolgere a Lui questo interrogativo ma ci si è dovuti limitare a stigmatizzarne l’assenza ad un incontro che riteniamo di assoluta centralità.

Questo processo di reingegnerizzazione organizzativa impatta sull’assetto della DGP e della DGBS con un travaso delle competenze direttamente connesse alle funzioni di polizia e di sicurezza del Corpo, con un approccio specialistico e tecnico. L’obiettivo è quello di elevare la performance dei reparti operativi (anche attraverso la riscrittura dell’impiego dei G.I.R.) per il miglior assolvimento dei compiti istituzionali.

Il nodo continua a restare, a nostro avviso, il rapporto organizzativo e gestionale con il personale della carriera dirigenziale penitenziaria, disciplinata dal Decreto Legislativo 15 febbraio 2006, n. 63, in particolare con riguardo al rapporto di subordinazione che lega ai dirigenti penitenziari il personale del Corpo appartenente al ruolo dei primi dirigenti (da gerarchico a funzionale).

Per alcuni occorrerebbe ragionare se lo schema di decreto non sia viziato da eccesso di delega, disorganico, disomogeneo e non coordinato con le restanti normative di riferimento, vistosamente preoccupato  di allargare  i poteri dei funzionari e dei dirigenti del Corpo di polizia penitenziaria, così di fatto creando un sistema penitenziario sbilanciato,  nel quale al Corpo si costruisce uno spazio non di autonomia tecnico-professionale,  ma di separatezza all’interno delle diverse articolazioni dell’Amministrazione, intaccando l’indispensabile funzione armonizzatrice ed unificante che la vigente normativa attribuisce al Direttore e, in generale, al personale della carriera dirigenziale penitenziaria.

Per noi, occorre continuare a correggere una serie di disarmonie, che rendono il sistema poco rispondente al principio di efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa: allora, occorre dire BASTA! ad una violenta campagna mistificatoria della realtà a danno della Polizia Penitenziaria e della realtà carcere.

Una massiccia aggressione mediatica ancor più bruciante perché proveniente dall’interno della stessa Amministrazione Penitenziaria.

Il tema è sul tavolo è non c’è nessuna deriva securitaria o, come ha scritto qualcuno pochi giorni fa, parlando di “securitarismo velleitario” come se la polizia penitenziaria avesse a cuore solo il carcere come il modello del risentimento.

Bene, l’istituzione di un nuovo istituto di istruzione (a Biella) nonché per ragioni di migliore efficienza operativa la dipendenza degli UU.SS.TT. dei PRAP dal Direttore Generale delle Specialità…in attesa dei relativi PP.CC.DD. e dei successivi PP.DD.GG.

In definitiva, la bozza in esame rappresenta certamente un primo, apprezzabile passo nel percorso di razionalizzazione dell’assetto organizzativo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, soprattutto per il riconoscimento – finalmente esplicito – della specificità e del ruolo centrale del Corpo di polizia penitenziaria, attraverso l’istituzione delle relative Direzioni generali.

Una prospettazione moderna, autorevole, credibile ed efficace, che faccia chiarezza sulle singole responsabilità; e ciò sarà possibile solo se la dirigenza del Corpo sarà messa nelle condizioni di operare, in autonomia nel solco dell’efficienza.

Serve, allora, una necessaria corrispondenza tra responsabilità e poteri effettivi quale condizione imprescindibile per l’efficacia dell’azione pubblica.

È l’articolo 5 della Legge di Riforma, con il relativo Regolamento di esecuzione, a delineare l’architettura dell’Amministrazione Penitenziaria definendo la missione assegnata alla Polizia penitenziaria per evitare che il carcere si trasformi “in una zona di opacità operativa”.

Serve, allora, puntare sulla maggiore consapevolezza, sulla capacità di lettura dei fenomeni con la valorizzazione delle competenze tecniche.

Tuttavia, tale intervento, pur positivo, appare ancora insufficiente e non risolutivo rispetto alle profonde criticità strutturali che da tempo il personale del Corpo e le rappresentanze sindacali segnalano con crescente preoccupazione.

È necessario un intervento più coraggioso e strutturale, che valorizzi il ruolo del Corpo di polizia penitenziaria, ne riconosca la specificità e garantisca un assetto organizzativo più equo, funzionale e coerente con il carico operativo quotidianamente sostenuto dalle donne e dagli uomini in divisa.