I titolisti delle testate giornalistiche più accreditate parlano di oltre 100 anni di condanne, richieste nella propria requisitoria dal Pubblico Ministero, nel maxi processo per le presunte torture avvenute in epoca covid nel penitenziario Sammaritano. Ed in effetti, si legge di richieste arrivano a superare i 21 anni di reclusione per posizioni di vertice. La consapevolezza che la richiesta della Pubblica Accusa sia cosa diversa rispetto alle valutazioni del Collegio Giudicante è l’unico dato che argina lo sconcerto di questa Organizzazione Sindacale rispetto ad un approccio che più che severo appare giustizialista! Eppure la giornata di ieri fa il paio con la modalità con cui la medesima Procura scelse di notificare gli avvisi di garanzia a centinaia di poliziotti penitenziari, sul luogo di lavoro e dinanzi ai fruitori dei servizi penitenziari. Ed ecco che la ricerca della verità si trasforma nella narrazione dell’esistenza di una fetta delle Istituzioni crudele, inumana, immotivatamente violenta e abusante dei propri poteri. Ma la prova si forma in dibattimento e ad oggi la valutazione delle risultanze dibattimentali ad opera del Collegio Giudicante non è ancora nota; per altro le difese non hanno ancora formulato le proprie arringhe! Eppure “il mostro” è nuovamente sbattuto in prima pagina perché una richiesta di condanna a 21 anni di reclusione restituisce al lettore la convinzione che di “mostri” si stia parlando. Dura lex, sed lex… recita un brocardo latino: la legge è dura, ma è la legge! Ma prima che quella legge trovi la sua applicazione con condanne definitive, servirebbe equilibrio (anche narrativo), delicatezza, assenza di idee preconcette, perché i fatti potrebbero rivelarsi sostanzialmente diversi dalle prospettazioni iniziali. Con la massima fiducia nella Giustizia e nelle valutazioni del Collegio Giudicante, il Si.N.A.P.Pe esprime vicinanza a tutto il personale coinvolto nell’amara vicenda di cronaca.
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Il “Caso Santa Maria Capua Vetere”: le pene richieste dalla Pubblica Accusa e lo sgomento del Si.N.A.P.Pe
I titolisti delle testate giornalistiche più accreditate parlano di oltre 100 anni di condanne, richieste nella propria requisitoria dal Pubblico Ministero, nel maxi processo per le presunte torture avvenute in epoca covid nel penitenziario Sammaritano.
Ed in effetti, si legge di richieste arrivano a superare i 21 anni di reclusione per posizioni di vertice.
La consapevolezza che la richiesta della Pubblica Accusa sia cosa diversa rispetto alle valutazioni del Collegio Giudicante è l’unico dato che argina lo sconcerto di questa Organizzazione Sindacale rispetto ad un approccio che più che severo appare giustizialista!
Eppure la giornata di ieri fa il paio con la modalità con cui la medesima Procura scelse di notificare gli avvisi di garanzia a centinaia di poliziotti penitenziari, sul luogo di lavoro e dinanzi ai fruitori dei servizi penitenziari.
Ed ecco che la ricerca della verità si trasforma nella narrazione dell’esistenza di una fetta delle Istituzioni crudele, inumana, immotivatamente violenta e abusante dei propri poteri.
Ma la prova si forma in dibattimento e ad oggi la valutazione delle risultanze dibattimentali ad opera del Collegio Giudicante non è ancora nota; per altro le difese non hanno ancora formulato le proprie arringhe!
Eppure “il mostro” è nuovamente sbattuto in prima pagina perché una richiesta di condanna a 21 anni di reclusione restituisce al lettore la convinzione che di “mostri” si stia parlando.
Dura lex, sed lex… recita un brocardo latino: la legge è dura, ma è la legge!
Ma prima che quella legge trovi la sua applicazione con condanne definitive, servirebbe equilibrio (anche narrativo), delicatezza, assenza di idee preconcette, perché i fatti potrebbero rivelarsi sostanzialmente diversi dalle prospettazioni iniziali.
Con la massima fiducia nella Giustizia e nelle valutazioni del Collegio Giudicante, il Si.N.A.P.Pe esprime vicinanza a tutto il personale coinvolto nell’amara vicenda di cronaca.
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