COMUNICATO – Aggressione alla Casa Circondariale di Sassari – Bancali

La Casa Circondariale di Sassari ritorna ad essere teatro di un’ennesima aggressione ai danni della Polizia penitenziaria – nella mattinata del 10 gennaio u.s. all’interno della 1^ sezione del penitenziario di Sassari, cambia scena ma il film è sempre lo stesso – dice Luigi Arras – 1 Coordinatore Nazionale del Si.N.A.P.Pe – un detenuto che sarebbe affetto dalla c.d. “doppia diagnosi”, (disturbo della personalità e tossicodipendenza), in uno dei tanti momenti di scompenso psicologico, ha danneggiato la sua camera detentiva mettendola a soqquadro e preso a sputi in faccia il Poliziotto penitenziario preposto alla vigilanza e osservazione della sezione detentiva. Solo grazie al sangue freddo, alla ponderazione del giovane poliziotto e dei suoi colleghi, intervenuti nell’immediatezza, l’episodio non ha avuto ulteriori criticità.

Il poliziotto si è poi recato presso la struttura Ospedaliera cittadina per fare i controlli su eventuali contaminazioni che potrebbero derivare, visto che il ristretto avrebbe un pregresso di infezione da epatite C. formuliamo l’augurio di pronta guarigione al poliziotto che ha dovuto fare ricorso alle cure sanitarie.

Non ci interessa la polemica fine a se stessa, sta di fatto che la Polizia Penitenziaria è vittima dello strabismo di una Legge monca nel suo dispositivo di attuazione, la Legge n. 81 del 2014 che ha fissato all’1 aprile 2015 la data definitiva della chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (O.p.g.).

Infatti, dopo 150 anni dalla loro istituzione, sono stati finalmente chiusi in Italia gli Ospedali psichiatrici giudiziari. Istituti anch’essi, inaccettabili per la natura e il mandato, per l’incongrua legislazione e il paradigma psichiatrico che li fondava, tanto da procacciarsi la triste nomea di “Non luoghi”, tra il carcere e il manicomio, dove le persone, totalizzate nella malattia, cessavano di essere titolari di responsabilità e diritti.

Dimenticate e segregate “sine die”, private delle garanzie che pure nella detenzione esistono. Già, ma che fine hanno fatto le persone ristrette al momento della chiusura degli O.p.g?

Perché è sempre bene evidenziarlo, i ristretti negli O.P.G., alla loro chiusura, dovevano essere ospitati nelle “REMS” Residenze Sanitarie Regionali per l’esecuzione della misura di sicurezza, gestite interamente dalle A.S.L.. 

Invece, per la maggior parte sono confluiti e ancora continuano a essere riversati negli Istituti penitenziari Italiani che non sono attrezzati per la gestione di queste persone. La discrasia è presto detta, al momento attuale, sono aperte nel territorio nazionale circa 30 Residenze Sanitarie Regionali per l’Esecuzione della Misura di Sicurezza (Rems), in Sardegna ne esiste solo una nella Provincia di Cagliari.

Al 29 aprile 2018 erano 625 le persone internate nelle Rems a fronte i oltre 1400 quelle internate negli O.p.g. dal dicembre del 2011. Dunque è il reparto detentivo ove il personale di Polizia Penitenziaria è costretto a  sorvegliare i detenuti o internati sottoposti a misure di restrizione, troppo spesso in condizione di  promiscuità.
La situazione presso la Casa Circondariale di Sassari è insostenibile al pari di altre realtà  penitenziarie nel paese, le condizioni di lavoro sono massacranti e la sicurezza è ai minimi livelli.
Ciò che ci sconcerta però è la disattenzione nella gestione della sicurezza da parte dei  vertici romani dell’Amministrazione Penitenziaria, poiché da tempo la Casa Circondariale di  Sassari, nonostante sia annoverata Istituto di primo livello, è stata privata del Commissario di  Polizia Penitenziaria Comandante di Reparto e del suo Direttore Titolare.
Infatti, attualmente è diretto da un Dirigente a scavalco e comandato da un Ispettore di  Polizia Penitenziaria, oberato dalle molteplici incombenze concomitanti.

Il Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria, ha più volte contestato la promiscuità del circuito penitenziario avendo all’interno differenti tipologie di detenuti e ha più volte segnalato la criticità degli organici, delle continue aggressioni e le difficili condizioni di lavoro del personale di Polizia Penitenziaria.

L’assenza di attenzione verso la Casa Circondariale di Sassari, da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, sta rendendo sempre più pericoloso di come lo è ordinariamente il lavoro della Polizia Penitenziaria.

Ci si chiede cosa debba ancora succedere per far prendere coscienza degli organi superiori del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dei vertici del Ministero della Giustizia, per intervenire al fine di regolarizzare la catena di comando del personale, l’allocazione di detenuti differenti e strutturare in modo più sicuro la Casa Circondariale di Sassari per una maggiore garanzia della sicurezza e di tutela delle persone.