COMUNICATO – L’inutilità delle parole

Pur nello sconforto più grande per la perdita di un’altra vita umana, portata via da un virus sconosciuto ma i cui effetti, ahinoi, abbiamo imparato a conoscere troppo bene e che questa volta ha colpito anche il nostro mondo, non vogliamo che questa morte sia il pretesto per polemizzare sterilmente sull’attività preventiva messa in campo nel sistema penitenziario.
Il collega deceduto si aggiunge ad una lunga schiera di operatori (tra cui anche medici ed infermieri), che sono stati colpiti dal contagio e che, dopo aver lottato, si sono dovuti arrendere al male.
Va sottolineato però che il giovane poliziotto non era in servizio già da alcuni mesi, motivo per cui sicuramente non ha contratto il virus all’interno delle mura carcerarie; instillare il dubbio del contrario rischia di mettere in moto una pericolosissima macchina di inutili allarmismi capace di minare la tenuta dell’intero sistema.
Ciò nulla toglie al dolore e allo sconcerto per una giovane vita spezzata che – se per rispetto nei suoi confronti non deve essere il pretesto per “azioni contro” – deve dall’altro lato indurci ad innalzamenti importanti dei livelli di guardia.
Noi – eroi di queste tremende giornate – non siamo esenti dal contagio!
E l’Amministrazione, il Governo e lo Stato in generale non possono e non devono mettere a rischio la nostra incolumità con tentativi goffi di una “navigazione a vista”.
Se la morte del collega deve avere una eco all’interno del sistema penitenziario, deve essere quella che conduce ad un massiccio approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale; deve essere quella di una legislazione immediata sulla questione scottante dei “colloqui”. 

Sappiamo tutti infatti che la nostra categoria non può fermarsi, neanche con una pandemia in corso! Quello che è certo però, è che dobbiamo garantire che tutte le precauzioni necessarie saranno adottate.
Non vogliamo quindi che si strumentalizzi la morte di un collega, facendola diventare la miccia per innescare un contrasto inutile. L’Italia tutta sta piangendo i propri cari e noi abbiamo bisogno di collaborazione e non di battaglie.
Il SiNAPPe, stringendosi nel cordoglio sincero per la prematura scomparsa, continuerà a farsi portavoce ed a pretendere che siano posti in essere tutti gli ausili necessari affinché il personale di Polizia Penitenziaria possa continuare a svolgere il proprio lavoro nella massima sicurezza.