COMUNICATO – Revisione della dotazione organica dei Funzionari del Corpo – DOPO L’INCONTRO, UN PAIO DI RIFLESSIONI

Si è tenuto ieri al DAP il primo incontro per la revisione della dotazione organica del Corpo relativa al personale appartenente alla carriera dei Funzionari.
Partendo dal banale assunto che ogni riforma porta con sé scelte politiche, è comprensibile come la DGPR abbia provato a mediare tra le istanze della dirigenza penitenziaria e le legittime aspettative di carriera dei dirigenti del Corpo.
Ciò che emerge sembra essere l’ennesimo tentativo di negare alla nostra Polizia Penitenziaria, non solo ai funzionari del Corpo, la capacità di esprimere, con la dovuta autonomia (non già indipendenza), reali funzioni dirigenziali.
Se il legislatore ha voluto riconoscere alla Polizia Penitenziaria di poter disporre di propri Primi Dirigenti, evidentemente lo ha fatto nella prospettiva di consentire al Corpo di affermare anche una diversa professionalità ed una autonoma linea di indirizzo. Al netto di nuove nomenclature e di svariati bizantinismi resta il nodo di avere, in ogni istituto penitenziario, un comandante di Reparto, un vice comandante ed un coordinatore del Nucleo; un’architettura classica ma necessaria affinché il personale abbia sembra chiaro i punti di riferimento. Ci aspettavamo, quindi, un progetto unitario con l’indicazione dei posti di funzione, distinti per le diverse qualifiche. Invece sono spariti i vice comandanti e sono apparsi i funzionari addetti al Reparto, una funzione non prevista in alcun almanacco! Il leitmotiv della nostra rivendicazione è semplice: fare chiarezza per fare bene le cose, perché il governo delle carceri, in primis, oltre a richiedere personalità adeguatamente motivate necessita di una piena assunzione di consapevolezza da parte di tutti gli attori in campo. Non c’è, in assoluto, una opzione giusta o una sbagliata ma ciò che determina questo giudizio è, piuttosto, il potenziale impatto che avrà sul nostro lavoro. Sapranno la ministra Cartabia e questa Amministrazione cogliere l’opportunità per riformare il nostro mondo con un modello di impiego non viziato o, manifestamente, di parte? Ogni riforma dovrebbe guardare al futuro con un occhio rivolto al passato, per non ripetere gli errori fatti e per cercare soprattutto di rispondere ai bisogni dell’intera collettività in un contesto, non solo quello carcerario, davvero bisognoso di un tangibile cambiamento!