Concorso interno per 80 posti a Vice Commissario Polizia Penitenziaria – Richiesta di valutazione di estensione dei posti disponibili

Illustre Presidente,

come è noto, l’articolo 44, comma 14, del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95 e la successiva modifica di cui articolo 17, comma 1, lett. b) del decreto legislativo 5 ottobre 2018, n. 126, ha previsto l’istituzione del ruolo ad esaurimento del Corpo di polizia penitenziaria; disposizione di carattere transitorio e valevole solo in fase di prima attuazione del riordino. Il quadro normativo citato ha stabilito che l’accesso alla qualifica iniziale del ruolo dei commissari avviene, limitatamente alla procedura in essere, mediante concorso interno per titoli riservato al personale del Corpo di polizia penitenziaria del ruolo degli ispettori con qualifica non inferiore ad ispettore capo, in possesso di determinati requisiti.
Gli 80 posti individuati dal riordino hanno previsto un’aliquota di riserva a favore dei sostituti commissari (parametro 148, identico al grado da commissario) pari al 20% dei posti disponibili; in ragione di ciò il budget stimato in relazione al restante 80% ha tenuto necessariamente conto dell’impegno di spesa necessario nell’ipotesi in cui i vincitori del concorso provenissero dal profilo minimo con parametro 133,50 per raggiungere il parametro 136,75 per i primi due anni, 148 per i successivi cinque e via discorrendo.
La graduatoria pubblicata lo scorso 21 giugno ha restituito i seguenti dati in relazione al profilo di provenienza dei vincitori: 29 sostituti commissari a fronte di una riserva di posti pari a 16, 43 ispettori superiori, 8 ispettori capo. Guardando al dato anagrafico e ponendo come condizione quella del pensionamento al raggiungimento dei 60 anni di età, è facile ipotizzare come si potrebbe agevolmente pensare ad una dilatazione dei posti disponibili, attingendo dal ruolo ispettori per tutti coloro (in presenza dei
requisiti dei titoli di studio richiesti dal profilo) che maturerebbero, entro 7 anni dall’avvio del corso di formazione (tempo necessario prima dello scatto al profilo di commissario capo, con parametro 150,50), il requisito pensionistico di anzianità. Se si considera che il predetto personale comunque in maniera prospettica e dilatata raggiungerebbe il parametro 148 (proprio del grado apicale del ruolo ricoperto) dovrebbe con evidenza tracciarsi anche a regime un minimo impegno di spesa che per converso consentirebbe di avere un maggior numero di funzionari sull’intero territorio nazionale ed agevolmente assolvere alle funzioni di comando oggi carenti in moltissimi istituti penitenziari.
Un progetto di tal guisa consentirebbe innanzitutto di colmare almeno in parte il divario generato sul medesimo punto con gli omologhi della Polizia di Stato che hanno bandito un concorso per 1500 unità (a fronte dei nostri 80) e soprattutto consentirebbe di “regolarizzare” funzioni di fatto oggi esercitate dagli appartenenti al ruolo ispettori in assenza di unità sovraordinate.
Si tratterebbe, dunque, con un costo pressoché minimo, di riconoscere quel giusto valore professionale ad un personale che, seppur quasi giunto a fine carriera, può ancora offrire un elevato contributo al buon funzionamento dell’Amministrazione, sia per curriculum professionale (non dimentichiamo che fino a pochi decenni fa, il comando delle carceri era funzione propria del ruolo ispettori e molti di coloro che fruirebbero della misura hanno svolto le funzioni di comandante) sia per giusto riconoscimento dell’attività prestata al servizio dell’Amministrazione.
Certi della rilevanza che vorrà accordarsi alla presente segnalazione e dunque alla sottoposizione della stessa al vaglio degli organismi decisionali, si offre sin da ora la più ampia disponibilità per un confronto diretto sul tema.