D.A.P. – Potenziamento Organico del Servizio Informatico Penitenziario – Richiesta chiarimenti

Ill.mi Presidenti Con nota n. 1093/SG del 10 febbraio, sollecita con nota 1809/SG del 2 marzo, la scrivente Segreteria Generale interrogava il Direttore Generale del Personale e delle Risorse in merito ad un atipico interpello (n. 0353099.U del 21 novembre 19) del quale si aveva avuto notizia, mirante o movimentare verso il DAP un contingente di personale per il potenziamento organico del SIP. In vero, il Sistema Informatico Penitenziario non risulta essere un organismo proprio del DAP, non essendovi traccia alcuna di decreti o provvedimenti istitutivi, tale per cui non risulta definito né un organico distinto per ruoli, né un meccanismo di funzionamento, né incombenze e responsabilità. Con nota n. 0158837 del 12 maggio il DGPR fa sapere che il servizio informatico penitenziario è incardinato nella Direzione Generale in commento ai sensi del DPCM 84/2015 e del DM 2 marzo 2016. Ebbene, leggendo i due atti ministeriali continua a non rilevarsi traccia alcuna del predetto Servizio, per altro, con precipuo riferimento al DM del 2 marzo 2016, dall’elencazione degli Uffici della Direzione Generale del Personale e delle Risorse non v’è alcun richiamo a servizi informatici penitenziari. Ove la ricostruzione operata da questa O.S. non fosse completa, sarebbe comunque necessario rendere trasparenti i livelli di funzionamento del predetto settore, con particolare riferimento agli organici necessari distinti per ruolo; ma nulla di tutto questo è stato fatto.
V’è più! L’interpello avversato da questa O.S. si rivolge ad una platea indistinta di aspiranti in possesso di non meglio specificate “competenze nell’ambito di specifiche aree informatiche” a condizione che tali “menti” prestino servizio negli “istituti e servizi della Città di Roma”. Una inutile, pericolosa e discriminante ghettizzazione di tutto il restante personale in servizio nel resto del Paese e magari disposto ad una movimentazione senza oneri per l’amministrazione. Nella nota di riscontro si legge che tale scelta trova fondamento nella necessità di “accelerare e semplificare al massimo le procedure in ragione dell’urgenza correlata alle peculiari problematiche da risolvere nel settore”. In quale modo la parzialità utilizzata o il sacrificio delle pari opportunità possa restituire risultati in termini di semplificazione e accelerazione delle procedure non è dato comprenderlo. Ancor meno si comprende l’assunzione di provvedimenti d’urgenza con il conferimento di incarichi sine die e non sino al termine delle immediate esigenze. Passando poi a criteri di selezione, si apprende dell’istituzione di una “Commissione di Tecnici” (anche questa non partecipata e della quale non v’è traccia di formalizzazione, tanto che il primo interrogativo è proprio legato ai criteri utilizzati per la composizione) che ha esaminato i curricula e selezionato il personale previo colloquio. Quali i parametri oggettivi di giudizio della commissione? Quando sono stati svolti ci colloqui? Sono stati svolti a porte aperte o sono stati colloqui individuali? Più che procedure interne ad un’Amministrazione dello Stato paiono delinearsi i profili di gestione di una azienda privata ove la scelta del personale da “assumere” è riservata alla più ampia discrezionalità di colui che assume su di se il rischio di impresa. Ma le eccezioni di cui sopra non esauriscono l’intero panorama delle anomalie che si sono registrate in una procedura che pecca sotto il profilo della trasparenza. Ancor più preoccupante è in se stessa l’attività di continuare a movimentare in entrata personale verso il DAP nonostante la recente stabilizzazione abbia condotto ad una situazione di sovradimensionamento di una struttura che si pone in netta controtendenza rispetto alle carenze che caratterizzano i penitenziari del Paese. Un divario fra il mondo intra-moenia e quello extra-moenia. In tutto in quadro in cui l’Amministrazione Penitenziaria contraddice se stessa, se si pensa che con PCD del 9 gennaio 2019 l’allora Capo Dipartimento ha fissato le regole per l’accesso alle sedei diverse dagli istituti penitenziari. In ragione di quanto esposto, considerato altresì che al di là dello specifico interpello in questione stanno continuando movimentazioni che depauperano gli istituti penitenziari a favore del DAP senza il rispetto delle procedure dettate dal PCD 9 gennaio 2019, vogliano codesto Presidenti intervenire con solerzia per la risoluzione delle problematiche evidenziate. Si rinnova la richiesta già formulata ed inevasa di ricevere copia del decreto istitutivo del SIP, dei livelli di funzionamento e degli organici previsti divisi per ruolo.