D.L. n. 105 del 23 luglio 2021 – Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19 – Green Pass – RIFLESSIONI SUL TEMA

Ill.ma Ministra, Esimi in indirizzo
Sono giorni di sofferenza ed incredulità per un Corpo intero, quello della Polizia Penitenziaria, che da quando è stata emanata la normativa in oggetto – recepita con nota m_dg.GDAP.14.08.2021.0303444.U – si è visto in parte ghettizzato, nelle modalità di fruizione della mensa ordinaria di servizio. Secondo la nota in oggetto, che si pone come fine quello di “adeguare il quadro delle vigenti misure di contenimento della diffusione del predetto virus all’attuale situazione sanitaria”, si specifica che “la consumazione dei pasti all’interno dei locali destinati alle mense obbligatorie di servizio potrà essere consentita SOLO a coloro che sono in possesso delle certificazioni verdi COVID 19”, mentre per il personale avente diritto ma sprovvisto di detto requisito propedeutico alla consumazione nei locali della mensa, se ne prevedono modalità di fruizione nella forma del take away.
A nostro sommesso avviso l’obbligo del “green pass” nelle mense, confermato in modo irrituale dalle FAQ del governo, è francamente paradossale e contradditorio.
Da addetti ai lavori, fa male una previsione di questa portata.
Non si capisce perché delle persone che lavorano insieme non possano mangiare insieme con le regole di sicurezza che abbiamo imparato a conoscere.
Certamente l’altalenante escalation della situazione epidemiologica attuale, nonostante le mise en place della campagna vaccinale globale, non consente ancora di tirare quell’agognato sospiro di sollievo, pertanto è doveroso porre dei paletti per cercare di limitare il più possibile, nelle forme consentite, un possibile contagio a scapito della popolazione in generale; tanto più necessario lo diventa per operatori – come giustamente definiti all’interno di categorie dello Stato al quale apparteniamo – rientranti in quelli che vengono definiti servizi essenziali.
Partendo dal “Protocollo per la sicurezza nelle carceri” sottoscritto il 23 ottobre del 2020, ritenendo fondamentale la contrattazione tra le parti, non intendiamo perdere di vista la libertà individuale, la generale sanità pubblica e le responsabilità in capo al datore di lavoro dirigente penitenziario.
Per questi motivi vorremmo sederci intorno ad un tavolo per ragionare, per trovare soluzioni prima di giungere, eventualmente, ad un obbligo vaccinale mirato.
Un dato statistico, altresì, ci perplime: da stime fornite dalla stessa Amministrazione Penitenziaria la percentuale di personale non vaccinato si attesta intorno ad un terzo degli appartenenti al Corpo!
Talché, a nostro sommesso avviso, si imporrebbe in primis la ripresa di una campagna di sensibilizzazione, che richiami ai doveri civico, etico e morale di chi opera quotidianamente in un servizio pubblico a stretto contatto con persone delle quali si è responsabili anche per quello che ne riguarda un’eventuale possibilità di contagio. Il tutto che vada di pari passo con forme di supporto e non di ghettizzazione di quel personale che, per svariati motivi, non abbia ancora aderito alla campagna vaccinale. Tra le soluzioni che potremmo prospettare per dare pari dignità a quei lavoratori che hanno pari diritto con i loro colleghi alla consumazione di un pasto in locali idonei:
1. l’effettuazione, a carico dell’Amministrazione, di tamponi rapidi che diano diritto in caso di negatività, al rilascio della certificazione verde secondo normativa vigente consentendo così l’accesso ai locali mensa;
2. l’individuazione di locali idonei, sia interni che in aree esterne al contesto detentivo, ove consumare “pasti caldi” e non come avviene ora in modalità take away.
Le chiediamo Sig.ra Ministra l’avvio di una interlocuzione, dei piccoli ma significativi gesti concreti di vicinanza al personale tutto, perché non dobbiamo dimenticare che quei colleghi che ora vengono isolati in un momento importante di socializzazione e benessere del personale qual è lo stare insieme per consumare un pasto, sono gli stessi che immancabilmente si ritrovano nelle sezioni, fianco a fianco, con i colleghi vaccinati.