DPCM 2 marzo 2021 e collocamento Regioni in “Zona Rossa” dal 15 marzo – colloqui in carcere fra detenuti e familiari

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Come abbiamo già avuto modo di rappresentare in una interlocuzione diretta all’allora Ministro della Giustizia lo scorso 3 novembre, si ripresenta – ora come allora – la medesima condizione di incertezza in relazione alla possibilità di effettuazione del colloquio in carcere con persona detenuta per quegli Istituti ubicati nelle “Zone Rosse” del Paese.

A distanza di alcuni giorni dall’emanazione del nuovo DPCM che ha posto un nuovo ampio lockdown da un primo monitoraggio si è osservato un approccio differente da Istituto ad Istituto in relazione all’argomento di cui si discute. Come già abbiamo avuto modo di argomentare in passato, se è vero nelle zone rosse gli spostamenti sono consentiti per ragioni di lavoro, salute e necessità e che il Governo ha chiarito come non rientri in tale ultima fattispecie il far visita ad un congiunto detenuto, è altrettanto vero che la limitazione imposta dal DPCM riguarda unicamente la libera circolazione e non anche la possibilità di espletamento del colloqui (ben si ricorderà che nel marzo scorso la questione fu espressamente disciplinata dal DPCM che ne ha disposto la sospensione).

Ove il singolo – pur con le limitazioni previste per la zona rossa – decida di assumersi le
conseguenze della violazione delle previsioni amministrative del DPCM in tema di mobilità sul territorio, presentandosi all’ingresso del carcere, pare non vi sia titolo alcuno per il personale penitenziario di vietare l’ingresso e limitare l’effettuazione del colloquio.

Né può rinviarsi la disciplina al buon senso del singolo nella speranza che scelga le modalità telematiche di effettuazione dei colloqui visivi.
Sul punto l’Amministrazione purtroppo non sta dimostrando univocità di indirizzo e quanto affermato nell’incipit ne costituisce la prova. Per altro è da ultimo accaduto in un penitenziario della Puglia che dopo l’effettuazione del colloquio si è accertata la positività del soggetto ammesso a colloquio con conseguente necessaria disposizione di isolamento fiduciario per una consistente fetta di detenuti.

La questione merita di essere dettagliatamente affrontata anche in ragione della deroga prevista dal DPCM in commento per le giornate del 3, 4 e 5 aprile, date in cui sarà possibile recarsi in visita ai parenti (all’interno degli ambiti limitativi circoscritti dalla norma).

Ribadendo i dubbi anche sotto il profilo pratico (programmazione o meno del personale al servizio colloqui) che abbracciano anche la ricevibilità o meno dei pacchi consegnati di persona, al fine di evitare parcellizzazione operative pericolose anche per l’ordine e la sicurezza interna, si invita a chiarire senza indugio i dubbi innanzi esposti.
Distinti saluti