Emergenza Carceri – Commissariamento gestione carceri e richiesta avvicendamento Ministro della giustizia e Capo DAP

Ill.mo Presidente

Quello che sta accadendo in queste ore, quale prosecuzione attesa delle giornate di fuoco che hanno interessato alcuni dei penitenziari del Paese, costituisce la fotografia di un sistema al collasso; un sistema dato da uno Stato che, non foss’altro che per proporzioni numeriche, si trova nella condizione di non riuscire ad arginare le devastazioni che stanno accadendo. A prescindere dalla fazione in gioco (se tale può essere definita) sono andate già perse le prime vite umane. Coronavirus? Psicosi? Errori strategici nella gestione dell’emergenza sanitaria? Questo e non solo! Qualsiasi osservatore del fenomeno penitenziario giungerebbe agevolmente ad affaremare che l’elenco di cui sopra altro non è che il pretesto per dare forma ad una rabbia e ad una indisciplina che ha caratterizzato – nell’assenza più totale di misure idonee – la gestione della quotidianità penitenziaria. E mentre le organizzazioni sindacali giungevano sinanche a scendere in piazza per accedere i riflettori sul fenomeno (intollerabile ma inarrestabile) delle aggressioni ai danni di una polizia penitenziaria senza strumenti e senza tutele, nessuno ha pensato a piani di gestione di una crisi annunciata. È bastata una misura, doverosa e necessaria, ma mal comunicata, per spostare il focus dell’emergenza del Paese da quello sanitario a quello penitenziario, con il rischio sufficientemente concreto che l’uno si sovrapponga all’altro e che il contagio cresca in maniera più che esponenziale. Una decretazione d’urgenza che pur muovendo da giusti presupposti contiene in sé affermazioni che creano nell’utenza la falsa aspettativa che un’emergenza sanitaria si affronti con provvedimenti di clemenza, sì da creare orde di perone che rivendicano l’indulto. Non è questo il modo di gestire il fenomeno! Senza voler indossare vesti cattedratiche, ma unicamente volendo rappresentare le preoccupazioni della Polizia Penitenziaria, che sono poi anche quelle del comune cittadino, non ci si può esimere dall’affermare che le calde giornate penitenziarie fotografano uno Stato ostaggio di se stesso e degli effetti della sua legislazione. Troppo superficialmente si potrebbe qui argomentare che una misura cogente potrebbe essere quello del ripristino del sistema chiuso, magari precipitando nell’errore della sottovalutazione delle conseguenze. Ma un “noi lo avevamo detto” ci sia consentito e lo avevamo detto quando ancora si poteva correre ai ripari, trovando nei vertici politici e amministrativi del DAP la più completa sordità. Che il Ministro della Giustizia e il Capo del Dipartimento non si siano dimostrati all’altezza della gestione dell’emergenza è sotto gli occhi di tutti e un immediato avvicendamento è doveroso. La richiesta è quella anche di un commissariamento urgente della gestione al fine di arginare nell’immediato un fenomeno che non ha pari nella storia. Del pari si suggerisce l’immediata immissione nel circuito lavorativo degli allievi agenti oggi fermi nelle scuole di formazione. Progettualmente ci pensi ad un corposo e urgente piano assunzionale.

Certi della rilevanza che codesto Presidente vorrà accordare al presente contributo, si coglie l’occasione per porgere Distinti Saluti.