Emergenza Coronavirus – esame sierologico per la Polizia Penitenziaria

Egregi,
sin dagli albori di questa emergenza nazionale abbiamo chiesto a gran voce di tenere in debita considerazione il pianeta carcere in relazione alla diffusione del CoVid. Un mondo che, protetto da alte e spesse mura, può dare l’idea distorta di inscalfibilità; eppure il carcere più degli altri può diventare una trappola mortale se in esso (come è accaduto) cominciano a registrarsi casi di positività. Il carcere, come ha ricordato anche Papa Francesco, è una bomba epidemiologica pronta a scoppiare soprattutto perché esso non consente il distanziamento sociale prescritto dall’OMS. Quando ci si interroga su come possa giungere il virus al di là della mura penitenziarie non si può non pensare alla Polizia Penitenziaria, uomini e donne che per ruolo costituiscono l’anello di congiunzione fra il dentro e il fuori e che più di tutti sono a stretto contatto con la popolazione detenuta. Inutile ancora argomentare sull’inadeguatezza dei DPI; i numeri parlano da soli.
A ieri 116 i poliziotti penitenziari positivi al corona virus.
Quel “116” – ne siamo tutti consapevoli – costituisce solo una parte del tutto. Ad esso si somma l’esercito degli asintomatici (parimenti infettivi) che, proprio perché tali, non sono stati sottoposti al tampone.
Abbiamo affidato a tutti gli organismi di comunicazione le nostre riflessioni sulla necessità di una diagnostica tempestiva affinché le carceri non diventino un “carnaio”; ma in un Paese che si è fatto trovare impreparato rispetto all’emergenza è stato praticamente impossibile ragionare su controlli capillari e a tappeto destinate a categorie professionali più esposte. Per non parlare poi della tempistica per l’acquisizione dei risultati.
Ma al virus poco importano le difficoltà, l’indisponibilità dei reagenti, la penuria di risorse umane per l’effettuazione delle rilevazioni. Lui continua a mietere le sue vittime.
La scienza offre adesso un nuovo metodo diagnostico: l’esame sierologico rapido!
Ecco, ancora una volta si guardi alla polizia penitenziaria per le stesse e immutate ragioni fin qui già rappresentate.