Evento critico presso la CCSF di Roma “Rebibbia” – Richiesta urgente intervento

Esimi in indirizzo,
è dalle prime ore di questa mattina che si susseguono notizie sempre più dettagliate sulla vicenda che ha riguardato la CCSF: nel cuore della notte soggetti non identificati lanciavano verso il parcheggio antistante la struttura penitenziaria presumibilmente degli ordigni che hanno attinto due vetture del personale che stava svolgendo il turno notturno presso l’istituto in intestazione. Vetture di cui allo stato risulta esser rimasta unicamente la carcassa.
Un gesto a cui viene spontaneo attribuire un significato rivendicativo di tutto rilievo, specialmente se letto in parallelo allo striscione che nella giornata di sabato (24 c.m.) campeggiava su un muro del quartiere Quarticciolo di Roma: “chiudere Santa Maria Capua Vetere, abolire la Polizia! Amnistia subito”. Striscione che fa il paio con altri inneggianti alla violenza e alla ghettizzazione contro la polizia penitenziaria che sono apparsi dalla deflagrazione del caso sammaritano.
Che dalla gogna mediatica si passasse ad “azioni contro” lo abbiamo presupposto sin dall’inizio a fronte di una gestione di un caso giudiziario ammantato ancora da parecchie ombre, a partire dalla rilevazione del segreto istruttorio.
Quello che oggi è sotto gli occhi di tutti, lungi dall’apparire un episodio isolato, rischia di iscriversi nel libro degli eventi come il primo di una lunga serie, se non si corre immediatamente ai ripari.
E non basta un riaccredito dell’immagine lesa della polizia penitenziaria, atteso che ad oggi quello che è messo in discussione è lo stesso senso retributivo della pena! In questo senso vanno i continui incitamenti a forme di clemenza, alla chiusura delle carceri, all’abolizione della polizia penitenziaria.
Partendo da queste riflessioni, rispolveriamo la circolare “Gabrielli”, che tanto scalpore ha fatto all’atto della sua emanazione. Linee guida di intervento che pongono al centro “una corretta e attenta pianificazione quale strumento essenziale per l’applicazione di procedure che assicurino la continuità in sicurezza delle funzioni della struttura interessata e il contestuale avvio delle attività finalizzate al mantenimento dell’ordine e della sicurezza del perimetro esterno, soprattutto in caso di manifestazioni di protesta poste in essere nei pressi delle cennate strutture”.
È indiscussa l’aderenza del caso in esame rispetto a quello astrattamente tracciato dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza, motivo per il quale, al fine di arginare e contrastare il fenomeno criminale di cui si narra (non potendosi scongiurare a priori reiterazioni emulative), si auspica un’azione da parte dei Vertici dell’Amministrazione Penitenziaria in un’ottica interventista a lungo raggio, tesa ad instaurare un’interlocuzione con i vertici delle altre FF.OO. onde elaborare possibili interventi di prevenzione.
Particolarmente opportuno risulterebbe già nell’immediato il pattugliamento costante del perimetro esterno dei penitenziari, attraverso l’impiego di Polizia/Carabinieri/Esercito.
Certi un Vostro solerte interessamento a quanto prospettato, si rimane in attesa di riscontro.