Fenomenologia delle aggressioni ai danni della polizia penitenziaria – recrudescenza ed escalation alla luce dell’evento del 17 giugno – RICHIESTA ISTITUZIONE TAVOLO TEMATICO

Illustre Ministro, Egregi in indirizzo

È ancora ferma nella memoria la scena macabra di San Gimignano, quando un detenuto ha gravemente ferito a morsi un ispettore della Polizia Penitenziaria; cambia lo scenario ma non la dinamica nè l’inaudita brutalità dei gesti: ancora morsi feroci che questa volta sono capaci di tranciare di netto una falange del dito indice del malcapitato poliziotto penitenziario. Le immagini stanno facendo il giro del web; nell’immediato le coscienze sociali si sono svegliate e dal brutale evento è scaturita una apprezzata una forma di vicinanza al collega che ha ricevuto sinache la gradita visita del Capo del Dipartimento. Potrebbero apparire (e forse lo sono) doverosi i segnali di vicinanza al singolo a fronte di eventi aggressivi, siano essi clamorosi o “ordinari”, ma è proprio la circostanza che il fenomeno assuma i connotati
dell’ordinarietà, una sorta di “rischio professionale”, a creare una rassegnazione mista a rinuncia anche nei vertici politici e amministrativi del mondo Giustizia, che abbiamo imparato a riconoscere non senza dispiacere.
Questa affermazione per altro è suffragata dalla circostanza che anche quando l’Onorevole attuale Ministro della Giustizia si è insediato, ha avuto gesti di vicinanza telefonica agli aggrediti; una vicinanza espressa ai primissimi episodi appresi che ha poi lasciato il passo all’abitudine di un fenomeno che non accenna a diminuire.
Ma nella rassegnazione c’è la sconfitta dello Stato e una legislazione penale capace di fungere da deterrente effettivamente non c’è. Anche i tentativi di penalizzazione specifica delle condotte consumate in carcere hanno portato ad un nulla di fatto, tanto che ad oggi non si può escludere che alla base ci sia la catena dell’emulazione.
Oggi la questione si narra per la prima volta al rinnovato vertice del DAP, mentre si rappresenta per l’ennesima al Ministro della Giustizia e ai Sottosegretari, proponendo e rinnovando la richiesta di un tavolo tematico che affronti la questione delle aggressioni – sempre più violente e sempre più frequenti – ai danni della polizia penitenziaria.
L’auspicio è che accanto al ragionamento sulle modalità custodiali anticipato dal Capo del Dipartimento, se ne ponga uno relativo alle aggressioni a prescindere che possa o meno registrarsi un nesso fra l’una e l’altra area.
È per questi motivi che si chiede una solerte convocazione sul punto, teso all’individuazione di fattori capaci di arginare il fenomeno e minimizzarne le conseguenze.