Gestione delle videochiamate – sicurezza dei sistemi in uso – richiesta chiarimenti ed emanazione PROTOCOLLO OPERATIVO

Egregi,
in piena emergenza, emergono dubbi ed interrogativi in relazione ad alcuni aspetti logistici di tutto rilievo di provvedimenti che, seppur adottati sull’onda della necessarietà, rischiano di riversare sul sistema di sicurezza del Paese la loro approssimazione.
Questo è quanto rischia di accadere con le videochiamate e i collegamenti in rete che consentono – attraverso le più svariate piattaforme – ai detenuti di mantenere i rapporti sociali con i propri familiari.
Sul punto è doveroso un passo indietro.
Quando agli inizi del 2019 l’Amministrazione Penitenziaria sperimentò il sistema dei video colloqui si scelse dopo apposito studio la piattaforma “skype for business”. La scelta non fu di certo casuale ma frutto di indagini tese a conciliare funzionalità e sicurezza. Tale piattaforma si differenzia sostanzialmente da quella “skype” in quanto già in uso e presente nell’infrastruttura del Ministero della Giustizia, contrattualizzata e gestita dalla Direzione Generale dei Sistemi Informativi Automatizzati.
Affinché l’innovativa metodologia tecnologica ricalcasse in termini di sicurezza e controllo l’ordinaria effettuazione dei controllo visivi previsti dall’ordinamento Penitenziario, la stessa amministrazione ha scandito e dato indicazioni relativamente a tutti i passaggi da effettuarsi ad opera degli operatori addetti al servizio, dalle modalità di richiesta, alle dichiarazioni del familiare del detenuto, alle modalità di identificazione del familiari, alla documentazione tecnica per gli operatori, giungendo sino alla produzione di un manuale multilingua dedicato all’utenza.
Il predetto sistema inoltre prevede la registrazione nel sistema siap/afis al fine di conteggiare l’avvenuto colloqui.
Il grandissimo numero di richieste di colloqui “con modalità alternative” legato all’emergenza sanitaria ha messo in seria difficoltà il sistema “Skype for business” tanto da rendersi necessario il ricorso ad ulteriori piattaforme senza alcuna disciplina e senza il vaglio dei profili di sicurezza.
Ad oggi, con l’approvvigionamento di 3200 apparecchi di telefonia mobile, senza indicazioni univoche si fa ricorso a tutte le piattaforme presenti sul mercato (Microsoft Skype, Google Duo, WhatsApp, Facebook, Cisco Webex); piattaforme private dove l’Amministrazione Penitenziaria non ha nessun controllo, nessun accordo di riservatezza delle comunicazioni. Stesso dicasi per l’uso dei telefoni cellulari.
Vien da chiedersi come mai l’Amministrazione non abbia deciso di concentrare i propri sforzi sui mezzi esistenti e certificati, pensando al potenziamento del sistema skype for business o come mai non si sia pensato ad ampliare la piattaforma usata per le videoconferenze.
Per questi motivi, oltre a richiedere spiegazioni in merito a quanto sopra, si chiede di fornire con ogni immediatezza un protocollo operativo anche a sgravio della responsabilità imputabile a ciascun operatore.