Il “caso” Santa Maria Capua Vetere – esecuzione misure cautelari

Ill.ma Ministra, sono ore di sofferenza e sgomento per un Corpo intero, quello della Polizia Penitenziaria che stamattina si è svegliato ammantato di una nuova onta spettacolarizzata e spettacolarizzante: l’esecuzione di oltre 50 misure cautelari per i fatti del 6 aprile 2020, i cui sviluppi processuali avevano già massacrato la Polizia Penitenziaria sammaritana quando si assistette a meccanismi di notifica incuranti della privacy.
La stampa locale e nazionale stamattina riempie le testate giornalistiche con la notizia dell’esecuzione delle misure disposte dal GIP su richiesta della Procura: siamo nella fase delle indagini preliminari, ma in barba ad ogni presunzione di innocenza, è sui giornali che si sta svolgendo il processo, perché numeri del genere “fanno rumore”. Da addetti ai lavori, spaventa un’operazione di questa portata, che oseremmo definire “giustizialista” e che per ragioni istruttorie e di difesa non consente agli interessati di raccontare con gli stessi mezzi come sono andate realmente le cose.
Di certo c’è che la storia è stata scritta in un istituto penitenziario in rivolta, nel contesto storico delle rivolte che hanno devastato le carceri del Paese; il personale chiamato a sedarle non è apparso sui giornali con il mantello dell’eroe! Questo è il risultato di visioni miopi o unidirezionali.
Il Si.N.A.P.Pe non ha mai invocato scudi penali o amnistie: siamo dalla parte della giustizia ed suoi rappresentanti, perché “uomini di legge”! Ciò che non possiamo accettare è una massificazione, una lente distorcente, un giudizio sommario, un discredito gratuito e immeritato che parte da Santa Maria Capua Vetere per avvolgere nelle sue maglie immediatamente l’intera categoria.
Non si può non mettere in rilievo la contraddittorietà della mancata assunzione di provvedimenti cautelari/disciplinari interni all’Amministrazione in relazione ai medesimi fatti oggetto oggi, da parte della magistratura inquirente, di misure cautelari. L’atteggiamento che pare esser garantista dell’Amministrazione si sgretola però di fronte alle “bocche cucite” di queste ore, di fronte all’assenza di messaggi di pubblica vicinanza al Corpo da parte dei vertici politici ed istituzionali, con il rischio concreto che questa mattanza mediatica si trasformi in uno strumento di delegittimazione di un’istituzione pulita, che non fa del ricorso alla violenza il modo di gestione della quotidianità penitenziaria.
Abbiamo invocato negli anni la riscrittura delle metodologie operative; abbiamo portato a casa aggressioni gratuite e brutali; abbiamo sedato rivolte e riportato l’ordine nelle sezioni con la sola capacità oratoria, perché non ci sono stati dati strumenti diversi.
Chiediamo a gran voce che l’Amministrazione, coesa, non abbandoni i Suoi uomini; chiediamo parole di vicinanza al personale sammaritano e chiediamo una presa di distanza da provvedimenti che hanno tanto il sapore scenico di una retata. Perché, in fondo, i requisiti sottesi alle misure cautelari avrebbero potuto esser soddisfatti con provvedimenti amministrativi di ben altro tenore e di ben diversa portata.