Indicazioni per l’attuazione del DPCM 22 marzo 2020 – Disciplina del “pendolarismo” per gli appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria

Spett.li Autorità,
il Capo della Polizia con il dispaccio n. 555/DOC/C/DIPPS/FUN/CTR/1562/20 del 23 marzo u.s. ha fornito ulteriori indicazioni applicative in ordine alle misure per il contenimento dell’emergenza epidemiologica definite con i diversi DPCM.
Preso atto della rivisitazione in senso restrittivo delle circostanze che legittimano gli spostamenti al di fuori della privata abitazione nella fase attuale dell’emergenza, rispondendo a dei quesiti prospettati da alcune Questure, il Direttore Generale della Pubblica Sicurezza ha ritenuto opportuno evidenziare che:
 “rientra negli spostamenti per comprovate esigenze lavorative, il tragitto (anche pendolare) effettuato dal lavoratore dal proprio luogo di residenza, dimora e abitazione al luogo di lavoro;
 rientrano nelle esigenze di assoluta urgenza, anche i casi in cui l’interessato si rechi in aeroporti, porti e stazioni ferroviarie per trasferire i propri congiunti alla propria abitazione”.
Poiché la fenomenologia del pendolarismo caratterizza le due Amministrazioni, visti anche gli orientamenti divergenti e contrastanti sul territorio da parte di alcuni dirigenti penitenziari e della giustizia minorile con la presente, per gli ambiti di competenza e per le valutazioni di rito, si chiede di confutare o meno le argomentazioni palesate dal Capo della Polizia e, se del caso, di uniformare la disciplina anche per gli appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria, volendo chiarire se al personale di polizia penitenziaria che dimora/risiede in Comune diverso da quello ove è ubicata la sede lavorativa è consentito il pendolarismo per ragioni di lavoro.