ISTITUTI PENALI DI PARMA: ben 8 Poliziotti Penitenziari finiti in ospedale

Abbiamo appreso che, nel primissimo pomeriggio di oggi, 03/02/2020, un detenuto magrebino, si sarebbe barricato in cella, impedendone l’accesso al personale di Polizia Penitenziaria e tentando di dare fuoco ad alcuni oggetti presenti nella stessa. A questo punto, il personale sarebbe stato invitato ad intervenire per ristabilire l’ordine e la sicurezza all’interno del reparto ove era ubicato il detenuto. Durante le operazioni di “sbarricamento”, il personale intervenuto si sarebbe trovato ad affrontare la furia incontrollabile del suddetto detenuto, che ci viene riferito avere un fisico possente ed atletico, il quale si sarebbe scagliato violentemente contro chiunque provasse ad avvicinarsi alla sua camera di pernottamento, nel tentativo di liberarne l’accesso. Successivamente, il detenuto sarebbe stato condotto presso il reparto isolamento, continuando ad offendere verbalmente e fisicamente gli operatori che lo scortavano verso il predetto reparto. Il bilancio di questo ennesimo “pomeriggio di fuoco” sarebbe estremamente grave con ben 8 colleghi finiti in ospedale, di cui uno, immobilizzato dalla testa ai piedi, trasportato in ambulanza presso il Pronto Soccorso del nosocomio cittadino: si parla di sospetto trauma cranico e lesioni agli arti inferiori. Ovviamente l’auspicio è che le voci trapelate finora non siano confermate e che il collega possa riprendersi velocemente. Il SiNAPPe, oltre a sollecitare l’immediato trasferimento del detenuto responsabile dell’evento critico, ai sensi della circolare GDAP 10/10/2018.0316870.U del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, continua a chiedere ai Superiori Uffici di farsi carico della problematica relativa alla gestione dei detenuti facinorosi e/o psichiatrici, ribadendo l’urgenza di predisporre sezioni chiuse presso ogni Istituto della Regione, ove custodire i detenuti più intemperanti, di creare dei circuiti detentivi differenziati per la gestione e la cura dei detenuti psichiatrici che non sia possibile trasferire alle Rems (che costituiscono, a nostro avviso, una delle soluzioni più fallimentari messe in atto dalla nostra Amministrazione), di dotare il personale di Polizia Penitenziaria di strumenti più efficaci per domare l’aggressività di tali detenuti, di avviare specifici percorsi di aggiornamento professionale in merito alle ultime modifiche alle modalità custodiali e quanto altro possa essere messo in atto per sostenere le donne e gli uomini del Corpo in un contesto storico così problematico e rischioso per il personale in divisa.