ISTITUTI PENALI DI REGGIO EMILIA – Problematiche rilascio colloqui

Egregio Direttore,

ci è stato riferito che, in virtù di una recente disposizione di servizio, al personale impiegato presso il rilascio colloqui, in particolare l’addetto accompagnamento e perquisizioni familiari e controllo pacchi e l’addetto all’identificazione familiari, che intenda, al protrarsi dell’orario di servizio oltre le ore 14:30, avvalersi della Mensa Ordinaria di Servizio sia chiesto di recuperare il tempo impiegato per fruire del pranzo. Ciò che appare anomalo a questa segreteria provinciale è che tali unità di Polizia Penitenziaria, oltre alle specifiche incombenze da assolvere nel suddetto posto di servizio, siano impiegate per l’effettuazione delle operazioni di perquisizione e cambi mensa che contribuiscono ad allungare il turno di servizio, rispetto alla programmazione su sei ore lavorative. Per di più, trattandosi di mansioni che non “tollerano un’interruzione dell’attività prestata”, in quanto non è prevista alcuna pausa tra un colloquio e l’altro, pur non prevedendosi un cambio con altre unità di Polizia Penitenziaria, che non sarebbe possibile data la peculiarità delle predette mansioni, la continuità del servizio viene assicurata dal personale che resta in “ufficio”, il quale assorbe temporaneamente anche le funzioni di chi si reca a pranzo. A nostro avviso, pertanto, tale personale, se costretto a svolgere lavoro straordinario, dovrebbe essere garantita la possibilità di consumare il pranzo, senza dovere recuperare il tempo impiegato per la fruizione del pasto. Siamo, inoltre, a segnalarLe l’ulteriore problematica inerente le somme di denaro che i familiari ammessi al colloquio depositano a favore dei propri congiunti detenuti che, in maniera del tutto insolita, vengono raccolte e registrate sul relativo bollettario dal personale del rilascio colloqui, in deroga a quanto stabilito da una recente delibera della CAR, in merito ad una situazione analoga che si verificava presso la CC di Ferrara. Si rammenta, a tal proposito, che la materia è allo stato attuale disciplinata unicamente dal Regio Decreto 1908/1920 (art. 689 – regolamento di contabilità carceraria), il quale prevede che il denaro depositato per i detenuti venga ricevuto “dall’agente portinaio” (e non da altre figure), per un importo massimo di lire 50.000 (così elevato ai sensi dell’art. 20 del D.P.R. 347/94; il limite originario era di 50 lire), a fronte anche dei 2.000 o 3.000 euro che si arrivano ad accumulare giornalmente presso il rilascio colloqui, salvo poi riversare, dopo brevi periodi, le somme all’Autorità dirigente o al Contabile, oppure al Comandante. Ritenendo che la suddetta incombenza debba essere più propriamente assicurata dal personale del ruolo amministrativo-contabile ovvero attraverso l’installazione di un apposito sportello automatico per il deposito delle somme di denaro che i familiari ammessi al colloquio versano a favore dei propri congiunti detenuti, si chiede di voler adottare i provvedimenti necessari affinché possa essere risolta la suddetta problematica.