La nostra idea di FESI 2021 – Atto II

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Dopo il primo incontro tenutosi a metà gennaio, i lavori per la stesura del nuovo impianto FESI proseguono alacremente. Nel pomeriggio di ieri, il DG del Personale ha incontrato il Si.N.A.P.Pe per un confronto sul tema in cui si è ribadita la necessità di dotarsi di una piattaforma nuova ed evoluta in linea con il nuovo profilo istituzionale della polizia penitenziaria così come tracciata dai decreti legislativi 123/2018 e 172/2019.

Il Si.N.A.P.Pe va da tempo sostenendo come il Regolamento di Servizio abbia un carattere anacronistico rispetto alle mutata architettura del Corpo di Polizia Penitenziaria; sulla base di tale riflessione ci aspettiamo uno sforzo teso a sganciare il FESI nelle voci A1 e A3 dall’articolo 34 comma 1 del DPR 82/99 o quanto meno a ricorrere ad una lettura allargata del predetto articolo che consenta di indennizzare fattispecie diverse ed oggi ingiustamente escluse.

Riteniamo che il FESI abbia perso il proprio senso quando è passato da strumento di compensazione del disagio a strumento di incentivazione della presenza/disincentivazione delle assenze.

Quel richiamo al progetto di istituto di cui all’incipit dell’accordo – seguendo anche le linee guida del Capo del Dipartimento – deve essere concreto e non limitarsi ad affermare che sia la presenza in servizio a contribuire al raggiungimento degli obiettivi.

È per questo motivo che chiediamo di ragionare sull’attualità del bonus A3, per verificare se a distanza di alcuni anni risponda ancora e pienamente alla ratio per la quale è stato istituito. Serve il dato statistico per poter fare ragionamenti sensati e lungimiranti. Al Si.N.A.P.Pe piacerebbe ritrovarsi di fronte ad un documento “coraggioso” che valuti la qualità del lavoro svolto e non solo la quantità.

Esemplificativamente proponiamo all’amministrazione di introdurre incentivi in caso di “protagonismo” nella gestione degli eventi critici, o incentivi che vadano a compensare realmente il disagio: pensiamo alle aggressioni con prognosi “importanti”; pensiamo ad una diversa indennizzazione per coloro che sono chiamati in vario modo a gestire sezioni detentive “importanti” in ragione del numero dei reclusi (il cui disagio è certamente esponenzialmente superiore rispetto al servizio prestato in sezioni detentive di ridotte dimensioni; in altre parole si potrebbe individuare un parametro di correlazione con il numero di detenuti gestiti nel turno per ogni singolo operatore).

Riteniamo inoltre che l’impianto FESI per natura destinato ad incentivare anche la responsabilità e non solo il disagio, debba prevedere l’attribuzione di una indennità per tutte le figure che maneggiano denaro o beni di valore e per i quali il contratto non prevede l’attribuzione dell’indennità di cassa (fermo l’impegno del Si.N.A.P.Pe di richiedere a livello contrattuale il livellamento di tale difformità esistente fra l’addetto della polizia penitenziaria e la figura del ragioniere/contabile appartenente al comparto delle Funzioni Centrali).

Dal punto di vista applicativo riteniamo poi di segnalare la necessità di sciogliere alcuni nodi relativi alle assenze utili al raggiungimento dei requisiti per l’attribuzione dell’indennità.

Giusta esplicitazione è necessaria in relazione alle “festività soppresse” da trattarsi alla stregua del congedo ordinario e dei riposi recupero da trattarsi alla stregua dei riposi compensativi.

Un focus è stato offerto dal Si.N.A.P.Pe anche in relazione alla centralità della contrattazione decentrata, al cui depauperamento troppo spesso si guarda nell’ottica di una gestione centralizzata.

Dal canto nostro riteniamo che l’indennizzazione cablata alle peculiari esigenze di un istituto costituisca uno strumento molto più efficace e giusto rispetto a generalizzazioni che non consentono di fotografare i reali livelli di disagio. Il particolare non può soccombere al generale.
Vi terremo aggiornati sugli sviluppi