Le falle nel carcere duro dopo il blitz dei carabinieri. Dalla parte dello Stato!

La mafia si riorganizza, con boss scarcerati, detenuti in semilibertà, operatori di polizia infedeli ed insospettabili professionisti.
Una vicenda gravissima ed agli arresti sono finiti professionisti e mafiosi nonché un ispettore della Polizia penitenziaria e un assistente capo della Polizia di Stato, entrambi in servizio ad Agrigento, accusati di essere stati a disposizione dell’avvocata dei clan.

Secondo l’atto di accusa della procura di Palermo “nel corso dell’indagine sono stati registrati, in diverse occasioni e su più livelli, preoccupanti spazi di gravissima interazione fra detenuti, fra detenuti e l’esterno nonché fra detenuti e appartenenti alla polizia penitenziaria; interazione che l’attuale sistema penitenziario non è riuscito, in tali momenti, a evitare”.
Nella Casa Circondariale di Novara, tre autorevoli boss – di Agrigento, Trapani e Gela – “riuscivano ad entrare in contatto, a dialogare tra loro, in alcune occasioni financo a scambiarsi informazioni finalizzate ad assicurarsi un canale di comunicazione con l’esterno”.
Eppure non facevano l’ora d’aria insieme!

Secondo i pubblici ministeri palermitani “hanno sfruttato le inefficienze dei controlli da parte del personale della polizia penitenziaria”.
Una vicenda grave che sollecita una ulteriore accusa mossa dagli investigatori di Palermo: “L’essere sottoposti al regime del 41 bis piuttosto che costituire per i mafiosi un argine comunicativo insuperabile è stata addirittura un’occasione di incontro e di scambi di informazioni, altrimenti rischiosissimo se non addirittura inimmaginabile laddove gli stessi capimafia fossero stati liberi”.

Una pagina di cronaca nera che testimonia la capacità pervasiva e trasversale del fenomeno mafioso nel tessuto sociale del Paese esaltando, nel contempo, la necessità di potenziare le strutture investigative e di intelligence delle Forze di Polizia e della magistratura impegnate nelle azioni di prevenzione e di contrasto.

La Polizia Penitenziaria è una straordinaria Istituzione, baluardo a difesa degli interessi collettivi, contro l’efferatezza delle nuove mafie.
Una tutela che, espressa in sinergia con le altre Forze di Polizia, preserva quotidianamente dalla minaccia rappresentata dal terrorismo e dalla criminalità organizzata.

Per il SiNAPPe vale il motto di Winston Churchill: “L’ottimista vede il pericolo come un’opportunità. Il pessimista vede l’opportunità come un pericolo”.

Poche mele marce non mineranno la sfida del futuro, la sfida del cambiamento della Polizia penitenziaria, la Polizia della Giustizia di domani.
Tra tradizione e modernità.