Le roventi estati penitenziarie – piani di intervento – richiesta confronto

Ill.mo Presidente
Son bastati i primi caldi ad accendere gli animi, tanto da inaugurare la temibile stagione estiva del panorama penitenziario; i mesi più caldi dell’anno che da sempre coincidono con un trend in salita di eventi critici, quasi come se si acuissero le insofferenze o finanche le sofferenze (del sistema).
E così il primo venerdì nero porta la data del 3 giugno e prende le mosse da Firenze Sollicciano ove un detenuto, dopo azioni importanti di autolesionismo, ha successivamente aggredito brutalmente il preposto di sezione che stava tentando di riportarlo a più miti consigli.
Nella stessa giornata è stata la volta di Cremona; il carcere della cittadina lombarda è stato preso d’assalto da alcuni reclusi che a sostegno delle proprie argomentazioni hanno ritenuto opportuno appiccare fuochi da cui è scaturito un consistente incendio: circa 80 i detenuti evacuati.
Scene di follia che purtroppo definiamo “ordinaria” a significare il livello di assuefazione del mondo penitenziario a tanta impunita inciviltà.
Ed effettivamente non raccontiamo nulla di nuovo: è solo l’ennesimo danneggiamento, solo l’ennesima aggressione che si consuma nelle mura dei penitenziari italiani, nell’immobilismo di asset politici trasversali che nonostante i proclami riformisti, in un senso o nell’altro, assistono inermi al declino di un sistema auto-fagocitante.
Si è fatto un gran parlare di riscrittura di modelli penitenziari, di protocolli operativi, di riforme di un sistema evidentemente irriformabile: l’unica certezza è la gattopardesca condizione di immutabilità con cui abbiamo a che fare da tempo immemore; ciò nonostante si avvicendino nei posti strategici e decisionali le più disparate sensibilità istituzionali.
Questa che sta per entrare è la prima estate sotto la guida del presidente Renoldi e vorremmo si caratterizzasse per una interruzione di quella scorante linea di continuità fino ad oggi tracciata dall’Amministrazione e dalla Politica. Serve il coraggio di cambiare, di decidere, di dare una impronta nuova. Serve abbandonare i laboratori del pensiero e compiere quel passo in più che avvicini al reale declinarsi di un sistema che resiste alla legalità.
Il solito cambio al vertice del DAP non corrisponda ad un arrendevole inserimento in un sistema immodificabile. Si riparta dal cuore delle priorità, dalla riscrittura della disciplina della media sicurezza che pare aver assunto i connotati di un’opera epica.
Si riporti al centro il confronto con i rappresentanti dei lavoratori, il dialogo con chi è portatore di una visione diversa da quella dell’Amministrazione affinché il reciproco scambio sia arricchimento e veicolo di un messaggio di speranza per chiunque oggi, da operatore, guarda al carcere come una condanna.
È sulla base di queste premesse che chiediamo formalmente all’Amministrazione Penitenziaria centrale di incontrare le organizzazioni sindacali alla presenza di tutti i Provveditori regionali per discutere delle misure necessarie al contenimento della fenomenologia critica nel periodo estivo.