LETTERA AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA – Verità per Sissy

Onorevole Ministro Si è conclusa lo scorso 12 gennaio, a distanza di due anni dall’inizio, il calvario dell’Agente Tovato Mazza, in servizio presso il penitenziario di Venezia. Ne hanno parlato i giornali, le trasmissioni televisive. I fatti sono noti, o meglio, parte di essi: è noto l’epilogo ma molte ombre avvolgono gli accadimenti che hanno portato alla morte di una ragazza, poco più che ventenne, in circostanze se non direttamente connesse quantomeno prossime al proprio lavoro. L’agente Trovato Mazza, infatti, stava espletando un servizio di controllo di una detenuta presso l’ospedale cittadino quando è stata ritrovata, riversata in un lago di sangue, con un colpo di pistola alla testa. Da li due anni di coma prima che la sorte si compisse. Con la morte di Sissy pare morire anche l’unica speranza di fare chiarezza sull’amara vicenda, i cui risvolti processuali non appaiono ancora ben definiti. Suicidio o omicidio? Troppi dubbi e un’unica certezza: il desiderio di verità che renda onore e giustizia ad una ragazza nel fiore degli anni che ha perso la vita con addosso l’uniforme della polizia penitenziaria. Nel rispetto della memoria dell’agente Trovato, nella compassione e solidarietà da esprimere alla famiglia, è doveroso che il Ministero della Giustizia ponga in campo ogni risorsa, anche attraverso l’impiego di eccellenze investigative del Corpo, perché sia fatta luce su una vicenda buia e amara. Senza voler in alcun modo strumentalizzare il triste episodio, una riflessione diventa doverosa quando ci si trova di fronte a tragedie di questa portata.
Se l’agente Trovato Mazza ha perso la vita per mano di qualche spietato assassino, costui oggi è ancora in giro. Lo Stato, i vertici politici, i vertici amministrativi hanno il dovere di dimostrare al proprio personale che la loro egida è sinonimo di sicurezza e che in nessun caso sarà lasciato solo. È inammissibile che 26 mesi di indagini non abbiano ancora portato a trovare il bandolo della matassa; indigna dover prendere atto che le attività investigative sono state solo frutto dello sprono dato alla giustizia dalla famiglia della giovane vittima; risuona note di assurdità non aver assistito ad attività zelanti e determinate, tesa a ricercare la verità e a dare un senso alla parola Giustizia che da il nome proprio a questo dicastero. Si lavori alacremente per accertare la verità; si diano risposte ai familiari e ai colleghi tutti; giustizia sia fatta, in memoria dell’Agente Trovato e a garanzia del Corpo di Polizia Penitenziaria. Il Ministro della Giustizia dia un segno tangibile alla Polizia Penitenziaria del proprio sostegno e della propria determinazione.