Onorevole Ministro, la rassegna editoriale del 24 luglio 2025 de “Il Giornale” pubblica l’intervista titolata “Stop al carcere preventivo e al ricorso dell’accusa” da Lei rilasciata alla giornalista Borselli. Alla domanda “Quali riforme della giustizia sono urgenti” si apprezza la seguente risposta: “Occorre cambiare molto del codice di procedura penale: soprattutto sulla carcerazione preventiva, perché oggi una buona parte dei detenuti in attesa di giudizio poi viene assolta, o condannata a una pena sospesa…” Tale dichiarazione riposta alla mente un lancio di agenzia Ansa del 7 agosto 2024 dove si poteva leggere: Nordio fa sapere di aver chiesto un incontro al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di voler proporre “modifiche alle norme sulla custodia cautelare”. Con nota dell’8 agosto 2024, questa Segreteria Generale aveva già avuto modo di argomentare circa la piena condivisione del progetto di revisione, rappresentando gli effetti distorcenti dell’attuale assetto sia in relazione al principio della presunzione di innocenza, sia in relazione al senso stesso della pena che deve attendere ad una funzione essenzialmente rieducativa prima ancora che retributiva. Alla data del 31 luglio 2024 risultavano recluse 8934 persone in attesa di primo giudizio a fronte di una popolazione complessiva di 61133; vale a dire il 14,62% del totale! A distanza di circa un anno (i dati che seguono di riferiscono al 30 giungo 2025) l’aggiornamento del dato statistico parla di un aumento della popolazione detenuta, salita a 62728, e di un corrispondente aumento a 9307 delle persone detenute in attesa di primo giudizio. La percentuale risulta pressoché immutata: 14,84%! Si ribadisce il concetto già illo tempore espresso: in una condizione detentiva caratterizzata da un sovraffollamento insostenibile, qual è la condizione odierna, intervenire sensatamente su quel 14,84% effettivamente potrebbe portare soluzioni concrete di lungo periodo dal punto di vista del funzionamento della macchina penitenziaria; considerazione questa che si affianca al discorso etico sul ragionamento costituzionalmente orientato della presunzione di innocenza e degli effetti desocializzanti dell’esperienza carceraria nella fase preliminare, che di fatto tradiscono il senso rieducativo della pena di cui all’articolo 27, declinando unicamente un senso repressivo per condotte non ancora accertate. Una questione quanto mani attuale se valutata a sistema anche con l’elevato tasso dei suicidi in carcere atteso che statisticamente i gesti anticonservativi vengono compiuti nelle fasi più delicate dell’esperienza detentiva, vale a dire quelle iniziali, atteso l’impatto che esse hanno sulla psiche soprattutto per i soggetti incensurati. Alla domanda formulata dalla giornalista e richiamata in intro circa le riforme urgenti della giustizia, nella risposta si è potuto apprezzare anche il richiamo alla responsabilità delle forze dell’ordine. Anche in relazione a tale materia, con nota n. 582 del 17 giugno scorso, il Si.N.A.P.Pe Le aveva sollecitato opportune riflessioni, all’indomani della notifica dell’avviso di garanzia che aveva raggiunto un appartenente alle forze dell’ordine che in un conflitto a fuoco aveva attinto mortalmente l’assassino del carabiniere Legrottaglie. Ed in effetti, quello che è un atto dovuto per la Procura della Repubblica teso a far luce sulla dinamica degli eventi garantendo la partecipazione giuridica della persona sottoposta ad indagini, si traduce in un calvario per il malcapitato operatore di polizia; calvario che non può essere sostenuto con la sola misura dell’anticipo delle spese legali, ma che abbisogna di una completa e compiuta disciplina di settore che valuti le scriminanti previste da codice di rito in una fase antecedente all’instaurarsi del procedimento e non unicamente nel corso del giudizio. Ciò detto, nel rinnovare la totale collaborazione di questa O.S., si auspica una accelerazione dei progetti di riforma che emergono dalla Sue autorevoli dichiarazioni.
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Modifiche alle norme sulla custodia cautelare
Onorevole Ministro,
la rassegna editoriale del 24 luglio 2025 de “Il Giornale” pubblica l’intervista titolata “Stop al carcere preventivo e al ricorso dell’accusa” da Lei rilasciata alla giornalista Borselli.
Alla domanda “Quali riforme della giustizia sono urgenti” si apprezza la seguente risposta: “Occorre cambiare molto del codice di procedura penale: soprattutto sulla carcerazione preventiva, perché oggi una buona parte dei detenuti in attesa di giudizio poi viene assolta, o condannata a una pena sospesa…”
Tale dichiarazione riposta alla mente un lancio di agenzia Ansa del 7 agosto 2024 dove si poteva leggere: Nordio fa sapere di aver chiesto un incontro al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di voler proporre “modifiche alle norme sulla custodia cautelare”.
Con nota dell’8 agosto 2024, questa Segreteria Generale aveva già avuto modo di argomentare circa la piena condivisione del progetto di revisione, rappresentando gli effetti distorcenti dell’attuale assetto sia in relazione al principio della presunzione di innocenza, sia in relazione al senso stesso della pena che deve attendere ad una funzione essenzialmente rieducativa prima ancora che retributiva.
Alla data del 31 luglio 2024 risultavano recluse 8934 persone in attesa di primo giudizio a fronte di una popolazione complessiva di 61133; vale a dire il 14,62% del totale!
A distanza di circa un anno (i dati che seguono di riferiscono al 30 giungo 2025) l’aggiornamento del dato statistico parla di un aumento della popolazione detenuta, salita a 62728, e di un corrispondente aumento a 9307 delle persone detenute in attesa di primo giudizio. La percentuale risulta pressoché immutata: 14,84%!
Si ribadisce il concetto già illo tempore espresso: in una condizione detentiva caratterizzata da un sovraffollamento insostenibile, qual è la condizione odierna, intervenire sensatamente su quel 14,84% effettivamente potrebbe portare soluzioni concrete di lungo periodo dal punto di vista del funzionamento della macchina penitenziaria; considerazione questa che si affianca al discorso etico sul ragionamento costituzionalmente orientato della presunzione di innocenza e degli effetti desocializzanti dell’esperienza carceraria nella fase preliminare, che di fatto tradiscono il senso rieducativo della pena di cui all’articolo 27, declinando unicamente un senso repressivo per condotte non ancora accertate. Una questione quanto mani attuale se valutata a sistema anche con l’elevato tasso dei suicidi in carcere atteso che statisticamente i gesti anticonservativi vengono compiuti nelle fasi più delicate dell’esperienza detentiva, vale a dire quelle iniziali, atteso l’impatto che esse hanno sulla psiche soprattutto per i soggetti incensurati. Alla domanda formulata dalla giornalista e richiamata in intro circa le riforme urgenti della giustizia, nella risposta si è potuto apprezzare anche il richiamo alla responsabilità delle forze dell’ordine. Anche in relazione a tale materia, con nota n. 582 del 17 giugno scorso, il Si.N.A.P.Pe Le aveva sollecitato opportune riflessioni, all’indomani della notifica dell’avviso di garanzia che aveva raggiunto un appartenente alle forze dell’ordine che in un conflitto a fuoco aveva attinto mortalmente l’assassino del carabiniere Legrottaglie. Ed in effetti, quello che è un atto dovuto per la Procura della Repubblica teso a far luce sulla dinamica degli eventi garantendo la partecipazione giuridica della persona sottoposta ad indagini, si traduce in un calvario per il malcapitato operatore di polizia; calvario che non può essere sostenuto con la sola misura dell’anticipo delle spese legali, ma che abbisogna di una completa e compiuta disciplina di settore che valuti le scriminanti previste da codice di rito in una fase antecedente all’instaurarsi del procedimento e non unicamente nel corso del giudizio. Ciò detto, nel rinnovare la totale collaborazione di questa O.S., si auspica una accelerazione dei progetti di riforma che emergono dalla Sue autorevoli dichiarazioni.
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