MANEGGIO VALORI DA PARTE DEL PERSONALE DI POLIZIA PENITENZIARIA – Responsabilità in assenza di indennità di cassa

Egregio Direttore Generale
Come è noto, il D.P.R. 05/05/1975, n. 146, all’art. 4, dispone che: “agli impiegati civili dello Stato… addetti… a servizi che comportino maneggio di valori di cassa… compete una indennità giornaliera”.
Affinché possa aversi l’attribuzione dell’indennità in parola, dovrà esistere un provvedimento che disponga il maneggio e la continuatività dell’attività di cassa.
La ratio della norma mira ad indennizzare il rischio di ammanchi patrimoniali per i quali l’operatore è chiamato a rispondere personalmente.
Diversi C.C.N.L. prevedono l’indennità da maneggio di valori, ma non anche il contratto delle Forze di Polizia, di talché l’operatore penitenziario che si trova a “maneggiare” denaro si assume il rischio dell’attività ma non beneficia della relativa indennità.
Questo anomalia assume connotati molto ampi all’interno degli Istituti Penitenziari ove, come è noto, molteplici sono i soggetti chiamati a maneggiare denaro, anche perché l’unica figura che percepisce l’indennità in discussione non opera H24.
Premesso che sarà cura di questa Organizzazione Sindacale sollevare la questione nella naturale sede della contrattazione collettiva, nel frattempo si ritiene doveroso e necessario regolamentare l’attività in maniera univoca sul territorio nazionale, atteso anche il silenzio sul punto del DPR 82/99 (che necessita di essere rivisto) onde minimizzare il rischio per gli operatori ed evitare interpretazioni molteplici e polivalenti da parte delle singole Direzioni.
Se è vero che già il Regio Decreto 1908/1920 ha disposto (art. 689 – regolamento di contabilità carceraria) che il denaro depositato per i detenuti venga ricevuto “dall’agente portinaio” salvo poi riversare, dopo brevi periodi, le somme all’Autorità dirigente o al Contabile, oppure al Comandante, è altrettanto vero che nessun compito di tal guisa è rinvenibile nel regolamento di servizio del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria (D.P.R. 82/99). Ciò nonostante, molti sono gli operatori di polizia penitenziaria che si trovano, gioco forza, a maneggiare e custodire denaro, come è certificato dalle diverse casseforti che vengo installate in svariati Uffici (es. matricola, portineria, colloqui) ove viene conservato denaro in attesa di essere consegnato al contabile. Se si considera l’impossibilità oggettiva di derogare a tale prassi, non può però ragionarsi in termini di regolamentazione univoca della materia, agendo su due fronti: da un lato l’attribuzione della prescritta indennità, dall’altra una modifica del regolamento di servizio con una disciplina univoca e puntale della questione.
Nelle more che possano apprezzarsi tali “epocali” sviluppi, si invita a dettare la predetta univoca disciplina a valere su tutto il territorio nazionale con apposita circolare dipartimentale.
In attesa di riscontro urgente.