NOTA A VERBALE – protocollo per la prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro in ordine all’emergenza sanitaria da COVID-19 – Convocazione del 06.10.2020

Con riferimento all’incontro odierno, il Si.N.A.P.Pe, che ha fortemente voluto un confronto sulla materia, si vede costretto a definirsi insoddisfatto dei contenuti del documento sottoposto all’esame delle parti. Il protocollo si presenta come l’ennesimo documento generico che detta ulteriori linee guida per prevenire il contagio e gestire i singoli casi, senza tuttavia affrontare con la necessaria specificità l’eventualità che il fenomeno aumenti quantitativamente. Le aspettative erano piuttosto legate all’ottenimento della cristallizzazione di indicazioni operative uniformi sul territorio nazionale. Si demanda ancora una volta ad un ragionamento da condursi in ogni singola sede con la conseguenza che ancora una volta il tutto varierà in funzione della sensibilità dei decisori di turno. Sul punto l’esperienza di inizio emergenza in termini di varietà di approcci non tutti efficienti, a quanto pare non ci ha insegnato nulla. Ad avviso del Si.N.A.P.Pe, il protocollo operativo, una sorta di vademecum, doveva essere sviluppato al centro e tutto al più calato con accorgimenti condivisi nelle singole realtà, anche in ragione delle diverse relazioni fra regioni ed ASL. Prima ancora di approcciarsi alla stesura di un protocollo, sarebbe doveroso conoscere, per ciascun Istituto, il numero dei posti destinati all’isolamento precauzionale e, per evitare la diffusione del contagio, la reale capacità ricettiva delle strutture sanitarie esterne della zona ove insiste il dato Istituto di pena o di Giustizia Minorile. Sarebbe opportuno sapere se, per ciascuna realtà detentiva, con tutte le competenti AA.SS.LL. sono stati definiti dei protocolli mirati rispetto all’evenienza COVID-19 che, inevitabilmente, debbano tenere conto delle peculiarità di ciascun Istituto potendosi addirittura ritenere che tale passaggio configuri un obbligo per il datore di lavoro. Sarebbe necessario contenere le traduzioni per motivi di giustizia, concordando con gli Organi giudiziari le modalità di esecuzione, propendendo per la presenza del detenuto con il supporto della videoconferenza evitando pericolosi pendolarismi.
Sarebbe ragionevole limitare le traduzioni per luoghi esterni di cura favorendo le visite ambulatoriali all’interno dei penitenziari, con una diversa collaborazione con gli specialisti di settore. Diversamente,puntare
sui CC.DD.TT. penitenziari.
Con il “Recovery Found” ogni struttura penitenziaria dovrebbe essere dotata di una sezione C.D.T. capace, per giunta, di contenere il disagio psichico detentivo (una sorta di primo soccorso psichiatrico);
Sarebbe auspicabile, per ogni struttura penitenziaria e minorile, l’assitenza medica h24 come pure l’ausilio degli O.S.S. sistematico per l’intera giornata. Su quest’ultimo aspetto si chiede all’Amministrazione di interloquire con gli organi competenti affinché si provveda al rinnovo dei contratti per gli operatori socio sanitari (in scadenza il prossimo 15 ottobre), in parallelo alla paventata proroga dello stato di emergenza.
Passando all’analisi dei pochi aspetti pratici disciplinati dal documento del varando protocollo, sarebbe opportuno definire dettagliatamente ogni quanto tempo una sezione detentiva oppure i locali della caserma agenti debbano essere sanificati. La “frequente areazione” non pare essere un accorgimento bastevole. Per altro non si può sottacere come molti “strumenti di lavoro” nell’attività della polizia penitenziaria passano di mano in mano e non è agevolissimo provvedere ad loro una continua sanificazione (dalle chiavi alle armi di reparto, ai telefoni di sezioni e uffici, ai registri…). Pensare che ci si debba affidare al buon senso di ognuno che debba provvedere a sanificarsi le mani prima di toccare gli oggetti di uso comune è alquanto “minimalista” come approccio.
Ad oggi non si è in grado di intendere né come l’amministrazione intenda fronteggiare queste situazioni od altre ad esse similari, né come e sé voglia conferire carattere di obbligatorietà alle prescrizione che saranno dettate tanto che ci si chiede se il documento di valutazione dei rischi di cui al punto 1 del protocollo, si trasformerà in una sorta di “tabella di consegna” per ogni posto di servizio.
Come emerge dalla presente sintesi, sono molteplici i punti sui quali occorre fare chiarezza sì da dare indicazioni concrete all’intera “filiera” della gestione penitenziaria in ogni suo passaggio.
In ultimo, a parere del Si.N.A.P.Pe sarebbe opportuno sapere se le direzioni degli Istituti hanno concordato con le A.S.L. i previsti incontri formativi “curati da esperti della materia e destinati ai detenuti e personale penitenziario.