P.R.A.P. Milano – Impiego di ufficiali di Polizia Giudiziaria appartenenti al corpo di Polizia Penitenziaria per l’assistenza alle udienze in videoconferenza.

Egr. Sig. Provveditore,
questa O.S., con la presente nota, intende portare all’attenzione della S.V. e delle altre autorità in indirizzo una criticità che, a dispetto della sua indiscutibile delicatezza, appare tuttora
sorprendentemente e colpevolmente sottovalutata.

La legge 11/1998 ha introdotto, nelle disposizioni di attuazione al c.p.p., l’art. 146 bis, che disciplina la partecipazione al dibattimento a distanza (c.d. videoconferenza) nei processi relativi a reati previsti dall’art. 51, co. 3bis, c.p.p. (reati di criminalità organizzata), nonché dall’art. 407, co. 2, lett. a), n. 4), c.p.p. con riferimento a taluni delitti commessi per finalità di terrorismo anche internazionale e di eversione dell’ordinamento costituzionale.

Nella sua attuale formulazione l’art. 146 bis delle disposizioni di attuazione al c.p.p. prevede al punto 6, quale regola generale, che un ausiliario abilitato ad assistere il giudice in udienza designato dal giudice o, in caso di urgenza, dal presidente debba necessariamente presenziare nel luogo ove si trova l’imputato al fine di attestarne l’identità, dando atto dell’assenza di impedimenti o limitazioni all’esercizio dei diritti e delle facoltà a lui spettanti, aggiungendo di seguito, con esclusivo riferimento al tempo del dibattimento in cui non si procede ad esame dell’imputato, che il giudice o, in caso di urgenza, il presidente, può designare ad essere presente nel luogo ove si trova l’imputato, invece dell’ausiliario, un ufficiale di polizia giudiziaria scelto tra coloro che non svolgono, né hanno svolto, attività di investigazione o di protezione con riferimento all’imputato o ai fatti a lui riferiti.

Appare più che evidente che tali formalità, dettate dall’esigenza di garantire al massimo la regolarità dell’udienza, sovente vengono disattese nella pratica, essendo ormai invalsa la prassi di sopperire alla carenza di ausiliari abilitati ad assistere il giudice in udienza, avvalendosi, per l’assistenza all’udienza, della presenza di ufficiali di P.G. appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.

Orbene, la II^ Casa di Reclusione di Milano – Bollate e la Casa Circondariale di Pavia, per l’espletamento delle udienze in videoconferenza, hanno recepito in pieno tale prassi che presenta degli evidenti profili di illegittimità, ponendosi in aperto contrasto sia con quanto previsto dall’ art. 146 bis delle disposizioni di attuazione al c.p.p., tenuto conto che l’impiego di ufficiali di P.G. avviene senza alcuna designazione da parte dell’Autorità Giudiziaria procedente, che con il disposto dell’ art. 126 c.p.p. il quale sancisce espressamente che il giudice, in tutti gli atti ai quali procede, è assistito dall’ausiliario a ciò designato a norma dell’ordinamento, se la legge non dispone altrimenti, fissando di fatto un limite insormontabile per una prassi invero assai discutibile anche sotto il profilo dell’opportunità oltre che della legittimità.

Giova peraltro ricordare in questa sede che l’impiego di Ufficiali di Polizia Giudiziaria con funzioni di assistenza all’udienza nei processi in video conferenza, non rientrando assolutamente tra i compiti istituzionali del Corpo di Polizia Penitenziaria, distoglie numerosi appartenenti ai ruoli dei Sovrintendenti e degli Ispettori da quelle che sono invece le mansioni loro istituzionalmente demandate dalla legge 395/90 (Ordinamento del Corpo di Polizia Penitenziaria).

Signor Provveditore è innegabile che Lei stesso avalli questa prassi pregna di profili di illegittimità, avendo addirittura disposto che vengano inviati presso la Casa Circondariale di Voghera, per l’assistenza alle udienze in video conferenza, anche appartenenti ai ruoli dei Sovrintendenti e degli Ispettori provenienti da altri istituti della regione che da tempo denunciano una drammatica quanto cronica carenza di personale proprio in quei ruoli, dovendo sopperire all’organizzazione ed al buon andamento delle unità operative e quindi dell’Istituto stesso.

Alla luce di quanto espresso in narrativa, il Si.N.A.P.Pe Le chiede di sospendere immediatamente l’impiego di ufficiali di P.G. appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, onde evitare di compromettere ulteriormente la già precaria organizzazione del lavoro, acuendone in maniera esponenziale le criticità già esistenti. La scrivente O.S. Le chiede altresì di intercedere presso le autorità competenti affinché l’assistenza alle udienze effettuate in video conferenza presso la Casa Circondariale di Voghera venga garantita da ausiliari abilitati e nominati dal giudice o, in caso di urgenza, dal presidente, nel pieno rispetto della normativa vigente sopra richiamata.

Nelle more che ciò avvenga, il Si.N.A.P.Pe invita la S.V. ad intervenire affinché non venga più disposto l’impiego indiscriminato di appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria per l’espletamento delle mansioni di cui trattasi, avendo cura di impiegare solo personale appositamente e preventivamente formato, istituendo all’uopo appositi corsi di formazione aperti a tutto il personale del Corpo avente la qualifica di Ufficiale di Polizia Giudiziaria, evitando così di affidare incarichi di estrema delicatezza e di enorme responsabilità ad appartenenti al ruolo dei Sovrintendenti e degli Ispettori privi di adeguata preparazione, anche alla luce del fatto che tali mansioni esulano dai compiti istituzionali loro demandati dalla legge istitutiva del Corpo.