Procedure di arruolamento – rilevazione taglie e distribuzione vestiario allievi agenti – Richiesta chiarimenti – Seguito e sollecito

Esimio Presidente, Egregi Direttori Generali, si fa seguito alla nota 6787/SG del 24 settembre scorso con la quale la scrivente Segreteria Generale chiedeva chiarimenti in relazione alle modalità di rilevazione delle taglie per gli allievi agenti in considerazione del fatto che – nonostante la teorica efficienza del sistema messo in atto dall’Amministrazione – i capi di vestiario distribuiti al nuovo personale in formazione risultano fortemente inadeguati alla conformazione fisica di coloro che dovranno indossarli. Con la nota in discussione si poneva l’accetto su come fosse inaccettabile un tale disservizio proprio in ragione dei tempi intercorrenti fra la rilevazione delle taglie (e dunque la conoscibilità delle future esigenze) che avviene in fase di visite selettive, e la distribuzione dell’attagliamento; sempre ammesso che tale distribuzione avvenga in concomitanza con l’inizio del corso.
È proprio questo il punto sul quale si ritiene di dover focalizzare l’attenzione nella presente nota, come dimostra lo stato della distribuzione per gli allievi del 177° corso che si trovano nell’imbarazzate condizione di dover effettuare l’on the job in abiti civili – con tutte le difficoltà connesse agli ingressi in istituti (vedasi CR Rebibbia, istituto a regime aperto, ove per ragioni di sicurezza gli allievi in abiti civili – e pure privi di eventuali fratini con la scritta “Polizia Penitenziaria” in passato richiesti dal Si.N.A.P.Pe e mai consegnati – non possono fare accesso nei reparti detentivi così vanificando il senso stesso del tirocinio). Questo perché, alla data odierna, non hanno ricevuto le uniformi, tanto che per l’effettuazione delle foto per il rilascio della TPR sono costretti a turno ad indossare la medesima giacca e la medesima camicia. L’unico capo di vestiario che è stato distribuito (e non a tutti) è la tuta di servizio, rispetto al cui utilizzo il DM relativo alla materia è molto chiaro; disposizioni ministeriali pedissequamente seguite dalle articolazioni di codesta Amministrazione che – ad esempio – vieta ai colleghi comandanti di servizio di piantonamento di indossare la tuta di servizio. Delle due l’una: o si punta sul rafforzamento dell’immagine del Corpo e sull’inspessimento del senso di appartenenza attraverso una rigida (ma bilaterale) applicazione del precitato decreto ministeriale (logicamente mettendo il personale, compresi gli allievi, nelle condizioni di rispettarlo), oppure si snaturalizza il concetto di uniforme e si guarda ad un utilizzo “improvvisato” dei singoli capi. Tutto quanto descritto in narrativa evidentemente vale a fotografare l’inefficienza del servizio e di conseguenza degli Uffici preposti, rispetto ai quali non si può che pensare ad una completa rivisitazione dell’organizzazione ed un’eventuale avvicendamento del personale ivi impiegato. Ove servisse a rendere la misura dell’inefficienza si riporta la notizia (relata refero) di quanto pare essere accaduto presso la SFAP capitolina ove, all’apertura del pacco contenente una parte del vestiario da distribuire, si è osservato che i capi erano già fregiati del grado di assistente. Con amara ironia verrebbe da pensare ad una promozione “sul campo” degli allievi agenti per la pazienza che sono chiamati a dimostrare in questa occasione, senza soffermarsi a valutare la qualità dei beni distribuiti, con scarpe che si sono rotte dopo dieci giorni di utilizzo. A tutto ciò va aggiunta una riflessione sui risvolti contabili di una situazione (quella in analisi) tanto bizzarra quanto pasticciata che di certo non giova né al senso di appartenenza, né all’immagine del Corpo, né tantomeno alle casse dello Stato; di quello stesso Stato che proclama nuove assunzioni ma che non dice delle odissee cui sarà destinato quel personale già all’atto della vestizione. Per tutto quanto sopra argomentato, anche al fine di circoscrivere le responsabilità (disciplinari e contabili) voglia codesto Capo del Dipartimento intervenire sul punto, anche attraverso le attività di controllo e ispettive che si riveleranno necessarie onde definire i punti di caduta dell’attuale assetto e dare disposizioni per il superamento della grave situazione descritta.