Procedure di arruolamento – Rilevazione taglie e distribuzione vestiario

Esimio Presidente, Egregi Direttori Generali,
con le note citate in epigrafe questa Segreteria Generale poneva l’accento sulla forse troppo sottovalutata questione delle uniformi avendo avuto modo di constatare, oltre alle note difficoltà e peripezie del personale già in servizio, anche le assurdità che si trovano a vivere gli allievi del 177° corso (al pari dei loro predecessori) inviati all’attività di on the job in abiti civili stante l’indisponibilità dei capi di vestiario.
In data 24 ottobre la Direzione Generale del personale e delle risorse si è affrettata a riscontrare la corrispondenza Si.N.A.P.Pe comunicando notizie certamente non rassicuranti e che comunque non si muovono verso la risoluzione del problema.
Nel riscontro in argomento il D.G. fa sapere che “il SADAV sta effettuando una mappatura presso tutte le Scuole di formazione, al fine di verificare il reale fabbisogno degli allievi, anche con riferimento alla correttezza dei dati antropomorfici”. Sul punto, tuttavia, il predetto DG nulla dice sul fatto che il corso è già attivo da qualche tempo e che tale “reale fabbisogno” dovrebbe esser già conosciuto dal SADAV sin dall’atto dell’assunzione; né chiarisce come mai i dati antropomorfici, rilevati nel corso delle visite mediche di idoneità alla presenza degli operatori del SADAV, non risultino corrette.
La verifica ex-post dei fabbisogni non fa che confermare la tesi di questa Segreteria Generale in relazione ad una inefficienza del servizio in argomento, che non può sempre e solo trincerarsi dietro una carenza di risorse economiche.
Ad avvalorare tale tesi soccorre il dato, comunicato nella nota in commento, per il quale v’è indisponibilità di capi con taglia inferiore alla 48, che lascia intendere una irrazionalità negli acquisti. Nel merito v’è da chiedersi, se non vi sono taglie adeguate alla conformazione fisica del personale, che senso ha consegnare una parte di vestiario di diverse taglie più grandi del reale, come per altro è accaduto? In questo senso va quanto da noi affermato nella nostra nota del 22 ottobre, che qui si riporta testualmente: “i capi di vestiario distribuiti al nuovo personale in formazione, risultano fortemente inadeguati alla conformazione fisica di coloro che dovranno indossarli”.
Ed ancora nel riscontro nulla si dice in relazione all’eventuale distribuzione temporanea di fratini identificativi che consentano agli allievi almeno quel minimo di identificabilità nell’effettuazione dell’esperienza on the job.
Prendendo atto del piano strategico “per approvvigionare un quantitativo di uniformi tali da consentire una maggiore stabilità nei prossimi anni” e dei due anticipi di forniture da 1000 mille capi a contratto, non è chiaro tuttavia il percorso che si intende porre in essere nell’immediato quale soluzione per il quadro descritto da questa O.S., né si forniscono risposte in merito alle valutazioni di efficienza del servizio e dei motivi per i quali si è giunti a questo stato di cose; tantomeno si fa accenno al “caso” del vestiario giunto presso la SFAP di Roma già fregiato del grado di assistente, o alla qualità dei beni distribuiti (quei pochi beni distribuiti) con scarpe già inservibili dopo pochissimi giorni di utilizzo.
In linea più generale non si può non osservare che la questione “vestiario” non interessa unicamente il personale di nuova immissione nel Corpo, ma si estende indistintamente a tutti i ruoli e a tutti i livelli di anzianità di servizio sì che i numeri innanzi snocciolati appaiono essere ben poca cosa rispetto alle esigenze degli oltre 37mila appartenenti alla Polizia Penitenziaria.
Un monitoraggio per la verifica del fabbisogno, a questo punto, va fatta non solo presso le scuole ma presso ogni istituto e servizio anche in relazione ad approvvigionamenti e distribuzione a livello locale; ciò al fine di comprendere l’esatta portata del problema ed identificarne le cause, onde agire – eventualmente – anche per più congrui appostamenti di spesa.
Per quanto sopra, si rinnova la sollecitazione al Capo del Dipartimento ad intervenire anche attraverso le attività di controllo e ispettive, valutando altresì l’opportunità di modifica dell’intero attuale contingente impiegato presso il SADAV.