Richiesta delucidazioni su attuazione piano vaccinale Nazionale negli istituti

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Ill.mi in indirizzo,
La questione che questa Segreteria Generale vuole portare alla Vostra cortese attenzione riguarda la recente scomparsa di tre colleghi – a distanza di pochi giorni uno dall’altro – in seguito alle complicazioni sorte dopo aver contratto il Sars- Covid 2.

Sicuramente le SS.LL. ne avranno appreso i contenuti dalle varie testate giornalistiche. I tre colleghi prestavano servizio nel carcere di Carinola, dove risultano attualmente contagiate altre decine di poliziotti.

Nell’esprimere il cordoglio e lo sconcerto per le ulteriori “vittime del dovere” che vanno ad aggiungersi al tragico bilancio già all’attivo di un virus subdolo e spietato che falcidia senza distinzioni di età, non si può non porre la questione delle vaccinazioni del personale penitenziario in primo piano; come possa ancora permanere un’assenza di programmazione operando, così, a macchia di leopardo tra le diverse Regioni senza apparenti criteri di logicità.

Innegabile è il fatto che ci siano autonomie politico/gestionali differenti in ogni Regione e proprio per queste franchigie governative, si auspica un’interlocuzione con i massimi esponenti al fine di addivenire, per quanto possibile, ad un andamento uniforme della campagna vaccinale. Le varianti che si stanno manifestando con particolare virulenza hanno reso improcrastinabile l’urgenza di mettere al riparo tutti gli operatori penitenziari, peraltro anche in ragione della propensione a fungere da veicolo di contagio fra l’interno e l’esterno del penitenziario.

Oltre all’istituto di Carinola ci sono altre realtà, che abbiamo avuto modo di porre in evidenza con alcune recenti note, nelle quali per fronteggiare tali criticità si è provveduto ad inviare personale in missione – come nel caso di Chieti – o altre in cui si sono assegnate unità in supporto tramite attingimento dalle graduatorie – come nel caso di Rebibbia N.C.-. Se una risposta concreta tarderà ad arrivare, a nostro sommesso avviso, l’Amministrazione non riuscirà più a fronteggiare l’emergenza nemmeno usando tali misure.

Tutto il personale di polizia penitenziaria è stremato dal carico di lavoro quotidiano, aumentato in seguito alla situazione emergenziale: non va dimenticato che essa va avanti da più di un anno. Gli stessi operatori che vedono fare tamponi a tappeto ai detenuti alla minima avvisaglia di situazioni “potenzialmente” pericolose per la contrazione del virus, si sono visti fare i tamponi solo in determinate situazioni precisamente e scrupolosamente tipizzate come se il pericolo di contagio non fosse identico.
Per tutte queste situazioni aberranti in atto in questo particolare momento storico sarebbe quantomeno opportuno – nell’attesa dell’avvio del piano vaccinale – procedere ad una predisposizione per l’esecuzione di tamponi a tappeto rivolto a tutto il personale “in divisa” operante all’interno degli istituti; questo per ovvie ragioni di vicinanza e promiscuità tra detenuti e personale penitenziario impiegato sia all’interno delle sezioni ma anche per quello operante negli uffici (si pensi al contatto tra personale e detenuti lavoranti).

Ad un anno circa dalle violente manifestazioni di protesta che hanno interessato alcuni istituti penitenziari riempiendo pagine di cronaca delle maggiori testate giornalistiche, oggi vorremmo che qualcuno prendesse fattivamente a cuore le sorti del nostro personale. Riteniamo che non si possa più rimandare e sinceramente stupisce e per molti versi mortifica l’assoluto silenzio della Ministra della Giustizia sul punto.

Per quanto sopra espresso, fiduciosi nell’attenzione che le SS.L. vorranno riservare alla presente, si resta in attesa di riscontro e si porgono distinti saluti.