Riconoscimento delle funzioni al personale della Carriera dei Funzionari del Corpo.

Sig. Presidente, Egregio Direttore Generale, con due corrispondenze del 23 e 26 ottobre u.s. (rif.note 5775 e 5797/S.G.), questa organizzazione sindacale ha affrontato il tema dell’interpello emanato dal Prap di Napoli, su indicazione della DGPR, per il conferimento dell’incarico provvisorio di responsabile dell’Ufficio Sicurezza e Traduzioni del Prap Campania.

Lo scorso 23 novembre con la nota n. 6375/S.G. abbiamo notiziato il Direttore Generale della scelta unilaterale del Provveditore del Piemonte di modificare l’assetto del Nucleo Locale di Asti, promuovendolo a rango di interprovinciale, quasi a voler confezionare un rassemblement ad hoc per il dirigente del Corpo in missione. Due casi con assunzioni ondivaghe di determinazioni da parte dell’Amministrazione Penitenziaria: in un territorio si sceglie una sorta di factotum predestinato collettore di funzioni ed in un altro per la qualifica del dirigente si riscrive l’assetto organizzativo del Nucleo di Asti, contravvenendo alle ipotesi tradotte nel Modello Organizzativo di settore, disconoscendo le indicazioni del PCD territoriale.

Il nodo è, sostanzialmente, uno ovverosia l’univoca ed unica interpretazione delle norme per il corretto impiego del personale della Carriera dei Funzionari, in ossequio alle previsioni ex articolo 6 del decreto legislativo 146 del 2000 nonché del dettato riordinamentale tout court.

Pur comprendendo come il percorso di una amministrazione complessa come quella penitenziaria possa essere imperfetto ed azzardato, pieno di inciampi, di equivoci e, per fortuna, anche di sporadiche gioie, dove però il diritto di provare, di sperimentare e di sbagliare non è contemplato pena l’inadeguatezza ed il riconoscimento del torto, si è giunti ad un bivio che esige una svolta.

In tutte le articolazioni penitenziarie, intra ed extramoenia, gli incarichi devono essere riconosciuti secondo le funzioni ed i livelli propri di responsabilità in ragione della gerarchizzazione del Corpo, della carrierizzazione del personale, evitando ulteriori soluzioni capestro confuse, illogiche ed ingiustificate, a fronte delle oltre 400 unità presenti nel ruolo.

Il punto di fondo è che il DAP è arrivato ad un momento così significativo da non potersi più permettere una condizione di grave debolezza, di incerta
conduzione, tale da esasperare l’imperitura diarchia categoriale; è sulla scia di queste premesse che si chiede una chiara e non più rinviabile attribuzione delle funzioni.
Si resta in attesa di solerte riscontro e si porgono distinti saluti.