Riflessioni e considerazioni sullo stato delle carceri nel nostro Paese – RICHIESTA INCONTRO URGENTE

“L’urgenza della buona politica, non di quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza delle fazioni, delle ideologie dei centri di interessi o, addirittura, preda della corruzione; ma della buona politica, che è, cioè, capace di includere, che sa essere coraggiosa e prudente allo stesso tempo, responsabile, collaborativa disposta a lasciare le sue buone idee, senza abbandonarle, per metterle in discussione con tutti nella ricerca del bene comune”. 

Sig.ra Ministra,
queste Sue parole riportate nella prefazione del libro di padre Occhetta sono quantomai attuali se decidesse di trasfonderle per la costruzione di una politica penitenziaria coerente, capace di agire, di pensare e di sentire, in antitesi con l’incoerenza demagogica e il più sfrontato trasversalismo, oltre la dimensione degli sterili annunci e del solito populismo di rimando.
In pochi giorni è accaduto di tutto e le carceri del Paese paiono precipitare nel più tenebroso oblio: da Taranto a Cassino, da Secondigliano a Rossano, per concludere con Varese e Brescia, in pochi frames si concentrano immagini (e storie) cariche di significato che avviluppano il nostro mondo ritraendolo a tinte fosche.
Aggiungiamo l’ennesima evasione ad una storia di fragilità già scritte. Aggiungiamo l’ennesimo atto di protesta con danneggiamenti alla struttura per motivi futili e pretestuosi. Un pericoloso tam tam che riporta alla memoria la trasversalità delle rivolte della primavera 2020.
Qui si inserisce il ruolo e la funzione di donne e uomini, non solo in divisa, che non sopportano più il rischio del mestiere come una circostanza inevitabile, come se l’aggressione non solo verbale ma dannatamente fisica, di contatto, fosse un elemento connotante il rapporto di lavoro in carcere!
Se il carcere è una galassia per il quale “non basta né l’improvvisazione né sono sufficienti gli interventi personali” quanto accaduto in questi pochi giorni agli agenti feriti a Secondigliano, ai medici non più resilienti di Cassino e di Rossano, non è una ferita gravissima alla dignità della persona che è la pietra angolare della convivenza civile?
Se è giusto condannare l’uso della forza contro i più deboli non sarebbe esemplare punire (senza tentennamenti) chi con una lucida violenza a freddo ha messo a soqquadro il carcere di Taranto per poi banchettare a mo’ di scherno?
Se i gravi fatti di intimidazione verso la Polizia penitenziaria non devono succedere, perché “gli agenti devono essere fieri della divisa che portano e devono farlo con dignità ed onore”, cosa dovremmo dire agli allievi agenti del 179° e 180° Corso di Formazione in fieri?
O bastano le parole scomposte e malevole dell’ex bullo di Quarto Oggiaro dello scorso 1° febbraio alla SFAPP di Via di Brava?
Lei che ha visto, che continua a sapere quanto accade quotidianamente nelle prigioni invivibili del nostro Paese intende dimenticare quanto ha detto alle compagini sindacali lo scorso novembre?
Non pensa, Sig.ra Ministra, che l’attuale deriva delle carceri del Paese sia una Sua personale sconfitta? O forse, semplicemente, la volontà riformatrice con cui si è presentata all’inizio del Suo mandato ha generato negli operatori aspettative disattese?
Se bisogna investire di più, bene e meglio, per il benessere di tutti, per chi lavora in condizioni difficili, per chi vive quotidianamente il carcere sulla propria pelle in ambienti degradati e disagevoli, occorre non dimenticare.
Magari sarebbe finalmente opportuno parlare anche di un programma di “educazione alla legalità” da rivolgere ai detenuti senza dover attendere l’esegesi di sorta del garante di turno.
Forse, Sig.ra Ministra, sarebbe opportuno un nuovo punto della situazione con le organizzazioni sindacali del Corpo vista l’incerta china della circolare sulla “Media Sicurezza” e le varie “azioni” che interesserebbero la Polizia penitenziaria secondo la “Commissione Ruotolo”.
Un confronto, a nostro sommesso avviso, non più oltremodo rinviabile.