Riflessioni sul suicidio ass.te C.C. in servizio presso istituto di Turi

Ill.mi in indirizzo,
La questione che questa Segreteria Generale vuole portare alla Vostra cortese attenzione riguarda purtroppo l’ennesimo caso di suicidio compiuto da un appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria.

Si trattava di un Ass.te Capo Coordinatore in servizio presso la Casa di Reclusione di Turi: l’uomo si è tolto la vita sparandosi con l’arma di ordinanza all’interno della propria vettura.
Questo è il secondo suicidio che ha interessato la Polizia Penitenziaria dall’inizio dell’anno.

Dal racconto dei pochi amici che aveva si è venuti a sapere che il 56enne ha
subito per anni umiliazioni e scherno da parte degli altri colleghi che lo prendevano continuamente in giro per la sua situazione di single e per il suo carattere introverso.
Viveva con i suoi genitori dei quali si prendeva cura usufruendo della legge 104.
A parlarne è stato il suo amico, un avvocato, Presidente e fondatore di un’associazione che si occupa di iniziative culturali e solidarietà sociale a favore di soggetti svantaggiati della quale la vittima faceva parte (fonte: https://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/poliziotto_penitenziario_suicida_56 _anni_umiliato_bullizzato_dai_colleghi_dicevano_gay-5777522.html).

Ove le indagini avviate sul caso dalla magistratura inquirente dovessero confermare la gravissima denuncia della stampa, a nostro sommesso avviso si sarebbe potuto e dovuto fare di più; perché solo ora è emerso il forte disagio che stava attraversando questa persona, un Nostro collega (a prescindere dal collegamento stringente o meno con l’ambiente di lavoro)? possibile che in un istituto di piccole dimensioni nessuno abbia mai rappresentato, anche de relato, i comportamenti vessatori e bullizzanti di alcuni colleghi (sicuramente pochi, lungi dal cavalcare pericolose logiche generaliste) nei confronti della vittima?

Forse è già caduta nel dimenticatoio la circolare m_dg_GDAP PU – 0334036 – 11/10/2016 – “Oggetto: Procedure di raffreddamento dei conflitti tra il personale”: questa circolate avrebbe dovuto fungere da fulcro, punto di equilibrio per dirimere quel “timore più o meno diffuso legato alla (…) percezione di scarsa tutela..” “..nell’alveo delle corrette relazioni individuali, collettive (…)” al fine di “…individuare modalità per contenere e ridurre le conflittualità sotto tutti i profili”.

Ispezionando il panorama delineato dalla circolare in questione si delinea una significativa volontà tesa a risolvere i contrasti interni alle sedi di servizio, ma evidentemente, nei casi come quello di cui si sta trattando, che non appare molto dissimile dalla tragedia di Torino, forse c’è una riflessione in più da fare; forse il “branco” ha fatto sì che il povero collega venisse messo al bando da tutti screditandolo forse, anche agli occhi di chi avrebbe dovuto accorgersi e mettere in campo i correttivi del caso.

Ove le notizie apprese dalla stampa venissero confermate, proprio per diradare tutti questi pericolosi “forse” riteniamo manchi un’esplicita tutela nei confronti del “denunciante o denuncianti” allorché gli altri colleghi vengano a conoscenza dell’attivazione della procedura.

Auspichiamo che l’Amministrazione faccia luce sulla vicenda e che situazioni del genere vengano tempestivamente intercettate a livello gerarchico e bloccate prima che accadano tragedie come quella di cui ci stiamo purtroppo occupando.

Tenuto conto della falla che a nostro avviso rimane da colmare sull’effettiva tutela della persona offesa, cogliamo l’occasione per richiedere l’istituzione di un tavolo di confronto per affrontare e del caso colmare la lacuna da noi evidenziata o per quant’altro l’Amministrazione vorrà mettere in campo.
Fiduciosi nell’attenzione che le SS.LL. vorranno riservare alla presente, si resta in attesa di riscontro e si porgono distinti saluti.