Riflessioni video messaggio di saluto della Ministra della Giustizia – Richiesta convocazione

ministro Cartabia sinappe sindacato polizia penitenziaria

Ill.ma Professoressa,
nella mattinata di ieri, primo marzo, Le abbiamo rappresentato con apposita corrispondenza le nostre preoccupazioni relative allo stato delle carceri con particolare riferimento alla crescita esponenziale delle vittime da covid fra le fila della Polizia Penitenziaria; abbiamo concluso quel documento cristallizzando in maniera netta il nostro stupore e il nostro sconcerto per il silenzio sul punto della nuova Ministra della Giustizia.

A distanza di una manciata di ore dal nostro documento, ma a distanza di circa due settimane dal Suo insediamento nei palazzi di via Arenula, viene diffuso il videomessaggio di saluto che nonostante i toni sobri e pacati, non appare capace di lenire quella ferita che il Corpo sta registrando.

Spiace dover sottolineare in maniera critica come il saluto in commento non ci soddisfi né in relazione allo strumento individuato né in relazione ai temi toccati e come lo stesso non lasci trasparire cordoglio alcuno per il lutto vissuto dalla Polizia Penitenziaria.

Nell’incipit del Suo messaggio Ella ha risaltato la grande professionalità e disponibilità delle “persone” incontrate; professionalità e disponibilità che, Le possiamo garantire, caratterizza non solo il personale che ha avuto il piacere di conoscerla da vicino ma anche e soprattutto coloro che operano lontano dai palazzi di Via Arenula, nelle più sperdute periferie del Paese, in tutti gli Istituti Penitenziari così come anche in tutti gli Istituti e servizi della Giustizia Minorile.

Partendo dalla verificata professionalità e disponibilità delle persone con cui ha avuto modo di rapportarsi, Ella prosegue: “Questo mi induce a confidare che sapremo raccogliere e affrontare le grandi sfide che ci attendono; tuttavia non possiamo nasconderci che stiamo attraversando circostanze del tutto inedite che ci chiedono un sovrappiù di responsabilità affinché il servizio che svolgiamo possa risultare ancora più efficace ed efficiente”.

Ebbene, Signora Ministra, le sfide cui Ella fa riferimento costituiscono una caratterista del sistema penitenziario, ancor prima della pandemia; e mai la Polizia Penitenziaria si è sottratta al proprio impegno, consapevole della responsabilità della gestione di luoghi ove “vivono e lavorano persone che in parte dipendono dal nostro lavoro”.

“C’è una grandissima aspettativa che preme sulla giustizia italiana. I cittadini, la società civile, le istituzioni si attendono molto da noi e per questa ragione mi piace sottolineare che ciascuno di noi può contribuire al cambiamento che da più parti viene invocato, svolgendo al meglio il suo compito nel posto in cui è chiamato”.

Se in linea di principio l’anelito al cambiamento accomuna il Suo al nostro pensiero, si condividerà come sia difficile, se non impossibile, ragionare sul – e di conseguenza lavorare per – un cambiamento senza avere la più pallida idea di quale sia l’imprinting che Ella intenda dare alla Sua gestione della Giustizia; si ché il singolo (chiamato in causa quale protagonista attivo del cambiamento) potrà limitarsi unicamente a lavorare come ha sempre fatto tracciandosi così quel percorso filosofico “gattopardesco” del “tutto cambi affinché nulla cambi”.

“I grandi cambiamenti si realizzano solo grazie al contributo di tutti e di ciascuno; è sempre un lavoro corale”; la coralità è tale solo se coordinata! Ne discende che i risultati sono raggiungibili solo ove si remi nella stessa direzione a patto che quella direzione sia da tutti conosciuta e condivisa.

Apprezzammo, Signora Ministra, quando all’atto della sua nomina a Presidente della Corte Costituzionale Lei affermò che in quell’occasione era stato rotto un tetto di cristallo. Molti ancora sono i “tetti di cristallo” (e di tanti altri materiali anche meno duttili) che la invitiamo a divellere in tema di esecuzione della pena e in generale del sistema penale italiano.

Per fare ciò, come parte integrante di quel cambiamento di cui si è detto, c’è necessità di collaborazione, di confronto, di condivisione di idee.
Quel sovrappiù di responsabilità che Lei richiede nel Suo messaggio, siamo qui noi a richiederlo a Lei, non ritenendo valevole l’emergenza sanitaria quale scusante per le mancate convocazioni delle parti sociali. Molti sono gli strumenti tecnologici che possono soccorrere, o semplicemente le diverse organizzazioni (ad esempio basate su convocazioni singole) cui poter far ricorso per mettere il confronto e la costruzione dei rapporti al centro della progettualità. Per altro ciò è quanto è stato fatto anche da ulteriori Ministri del Suo Governo.

E’ per tutti questi motivi che, pur apprezzando la Sua visita odierna al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria della cui complessità non si discute, ma comunque delusi dalla percezione di una mancata vicinanza alle problematiche della Polizia Penitenziaria da parte del proprio ed unico interlocutore tecnico-politico, soprattutto nel difficile momento in cui Ella è chiamata a Vertice del nostro Ministero, Le rinnoviamo l’invito ad ascoltare le parti sociali al fine di circoscrivere le linee programmatiche che consentano di raggiungere quel cambiamento di cui al suo messaggio del primo marzo.

In attesa della richiesta convocazione, cogliamo l’occasione per rappresentarle deferenti ossequi.