Situazione carceri Sardegna e Calabria – carenza di direttori penitenziari

Ilustrissimi
Si concorderà con chi scrive che fra i protagonisti del sistema penitenziario italiano vadano annoverati i Direttori degli Istituti di Prevenzione e Pena; una figura, questa, di estrema delicatezza sia dal punto di vista del ruolo che dal Segreteria Generale Si.N.A.P.Pe Via Tiburtina Valeria km 22.300 – Tivoli Terme (RM) – Tel. 0774 378108 – CF 97110020589 – E-mail: info@sinappe.it punto di vista dello status giuridico, che attrae a se ogni responsabilità gestionale e contabile del microcosmo che governa. È in capo al Direttore che ricade, infatti, la responsabilità della gestione della popolazione detenuta, la responsabilità di gestione del personale amministrato (sia esso appartenente alla Polizia Penitenziaria, sia esso appartenente al comparto ministeri), la responsabilità di gestione della struttura e dei suoi componenti. E’ evidente che per rispondere bene e in linea progettuale a dette responsabilità, abbandonando la logica dell’urgenza da “pronto soccorso”, ogni penitenziario dovrebbe avere alla propria guida un Direttore il cui incarico non sia caratterizzato da provvisorietà; una figura che sia messa nelle condizioni di lavorare sulla scia di vere e proprie politiche manageriali che cozzano di certo con progettualità di breve periodo. Se si parte da questi presupposti e si guarda alla Regione Sardegna lo scenario che si staglia davanti agli occhi è tutt’altro che rassicuarente. Allo stato attuale, infatti, a fronte dei 13 dirigenti previsti, ve ne sono soltanto 5 a cui vengono affidati incarichi di gestione ad ineterim per due o tre istituti. Né va meglio se si guarda al funzionamento del PRAP ove risultano privi di direttore l’80% degli Uffici. Medesima difficoltà si registra nella Regione Calabria ove non risultano esserci Direttori titolari presso gli Istituti Paola, Rossano e Crotone. Risutano altresì scoperti gli Uffici I°, III° e IV° del PRAP, in quasi nessuno degli Istituti v’è la figura del Vice Direttore nemmeno ove sarebbe logisticamente indispensabile (Vedasi i due plessi di Reggio Calabria); a ciò si aggiungano gli effetti della mobilità che interesserà l’istituto di Catanzaro e un dirigente in servizio presso il PRAP già destinatario di un provvedimento di assegnazione fuori regione. Ad oggi, dunque, nel casi analizzati manca un interlocutore stabile nella costruzione di una azione progettuale di lungo periodo: situazione che conduce ad una emiparlisi del sistema tanto che, esemplificativamente, risulta impossibile procedere all’avvicendamento del personale negli uffici, indire interpelli straordinari, rivedere gli accordi decentrati. Ancor più difficoltoso risulta la gestione di tutte quelle pratiche che prevedono impegni di spesa. È per questi motivi che si chiede con la presente, in attesa del perfezionamento delle future procedure concorsuali che immetteranno nuove forze nel cosmo dei dirigenti penitenziari, di agire con ogni strumento amministrativo possibile al fine di integrare l’organico presso le Regioni in commento.