Social network TIK –TOK: postati video di quotidianità penitenziaria

Ill.mi Presidenti

Ben conosceranno le SS.LL. il social network cinese Tik Tok che spopola dal 2016 fra le fasce più giovani della popolazione. Allo stato attuale, secondo quanto si legge sul web, l’app in questione conta più di 150milioni di utenti attivi. Si tratta essenzialmente di una piattaforma in cui gli utenti possono caricare dei video accessibili ad una platea indeterminata di spettatori; gli account sono pubblici, quindi chiunque – anche i non iscritti al sito – possono vedere ciò che condividono gli utenti. L’applicazione prevede anche un sistema di messaggistica privata utilizzabile dai follower del “tiktoker”. Si può immaginare lo sconcerto nel vedere circolare un video evidentemente girato in una camera di pernotto detentiva che immortala la normale quotidianità penitenziaria. In un frame si scorge anche l’immagine di un detenuto sdraiato sul letto. Il video è accompagnato dal sottofondo musicale di una canzone neomelodica napoletana che narra, appunto, della detenzione. Come ciò sia potuto accadere?
Prima che il Paese precipitasse nell’emergenza coronavirus, la detenzione di apparecchi telefonici da parte dei detenuti costituiva un problema attenzionato e monitorato in quanto, oltre a porsi come condotta contraria al regolamento, generava veri e propri problemi di sicurezza essendo capace di eludere i limiti di contatti con l’esterno imposti dall’Ordinamento Penitenziario. Dopo che fallì il progetto di penalizzazione della condotta (decreto sicurezza) si pensò all’acquisto e alla distribuzione di inibitori di frequenza da impiantare presso gli Istituti Penitenziari. Se è questo lo scenario di riferimento, come allora sia possibile che dall’interno vengano girati dei video e che questi poi o vengano direttamente caricati in rete, o comunque giungano all’esterno per il successivo caricamento ad opera di terzi? Quale senso conservano le norme dell’ordinamento penitenziario che pongono limiti quantitativi e qualitativi ai contatti fra i detenuti e in mondo extramurario? Quale senso conserva la procedura autorizzativa dell’autorità competente se è possibile eludere in maniera così semplice i regolamenti? A fronte della gravità di quanto qui denunciato, vogliano codesti Vertici far conoscere le misure che saranno adottate nel breve periodo per arginare fenomeni di tal guisa, la cui capacità di incidere negativamente sull’ordine e la sicurezza è indiscutibile.