Tavolo di interlocuzione paritetica – Riunione del 8 maggio – Verbale

Nel pomeriggio del 17 maggio u.s. questa O.S. ha ricevuto un documento incompleto, recante l’indicazione “verbale della riunione dell’8 maggio 19” afferente il prosieguo dei lavori del tavolo di interlocuzione paritetica per il percorso riordinamentale. Nel segnalare che il documento in questione risulta carente di diverse pagine e dunque incompleto, diverse sono le eccezioni che si devono muovere pur nella parziale conoscenza di quanto ivi riportato. Preliminarmente, a stupire è il concetto stesso di verbale. E’, infatti, la prima volta che i lavori di un tavolo di natura tecnica trovano sintesi in un verbale, eludendo e vanificando il concetto stesso di interlocuzione paritetica. L’istituzione del Tavolo Paritetico al DAP avrebbe dovuto rappresentare il tipico esempio della sintesi degli interessi diversi per cercare di individuare soluzioni ottimali conferendo alla partita del riordino non solo un ruolo “distributivo” delle risorse economiche ma anche funzioni di orientamento e di promozione di percorsi di carriera nei confronti del personale del Corpo, per una nuova architettura dell’Amministrazione Penitenziaria: solo con una vera e nuova Riforma avrebbe senso, per il Si.N.A.P.Pe, parlare di “dirigenza unica”. Appare del tutto incauto, dunque, l’atteggiamento usato dall’Amministrazione nella diffusione del documento in questione, capace di alimentare malumori connessi proprio alle alte aspettative che il personale tutto ripone nei processi riordinamentali. Va da sé che – non essendo a conoscenza degli appostamenti di spesa – tutti i ragionamenti che possono svilupparsi nel tavolo tracciano linee di indirizzo più che progettualità vere e proprie che troveranno invece spazio in un momento successivo quando, a fronte di risorse economiche certe (o quanto meno probabili) si potrà ragionare concretamente su numeri e opportunità. Si è assistito dunque ad una attività di diffusione di notizie che è andata ben oltre i partecipanti al tavolo; basti pensare che la prima mail è stata inviata a 49 destinatari e la seconda mail ad 11 indirizzi di posta elettronica. Al di là delle eccezioni che si muovo sull’opportunità stessa della trasfusione delle posizioni in un verbale e della conseguente diffusione, ciò che maggiormente amareggia è la disinformazione che si genera attraverso la lettura di verbali (come quello in discussione) sommari, imprecisi e molto poco aderenti alle posizioni espresse in sede di incontro. Proprio tale osservazione induce questa Segreteria Generale a dover necessariamente chiarire in maniera inequivoca la propria posizione, visto che i diversi temi scandagliati dal Si.N.A.P.Pe non risultano essere stati opportunamente sintetizzati. L’illustrazione parte dall’auspico espresso in maniera chiara da questa O.S. in relazione alla ricostruzione della carriera per i due ultimi corsi ispettori; di contro, tale misura dovrebbe coinvolgere tutti i corsi ispettori sin ora svolti, tale per cui è necessario comprendere il costo e dunque ragionare nel senso di una generale retrodatazione della decorrenza giuridica dei corsi ispettori. Non a caso il Si.N.A.P.Pe, al pari di altre OO.SS., nel documento unitario presentato a gennaio di quest’anno ha richiesto l’introduzione di un comma 20-quater all’art.44 del decreto legislativo 95/2017 con l’espressa previsione: “A tutti i partecipanti ai concorsi (interni ed esterni) per l’accesso al Ruolo degli Ispettori del Corpo di Polizia penitenziaria la cui procedura concorsuale abbia ecceduto i tempi previsti dal D.M. 20 novembre 1995, n.540 è ricostruita la carriera anticipandone la decorrenza giuridica, in modo da allinearla ai tempi ivi previsti, tenuto conto ai fini del calcolo, anche dei prescritti tempi di formazione iniziale”. Oltremodo, nel campo delle possibili diverse opzioni, la specifica richiesta di riduzione di 2 anni dell’anzianità per la progressione da Ispettore a Ispettore Capo dovrebbe, a nostro avviso, riguardare tutti i corsi post-riordino del 1995 e, quindi, dal I° corso fino al personale del V e VI. Sul punto, nelle maglie del ragionamento della stessa Amministrazione Penitenziaria tale progetto non trova ostacoli se le risorse a disposizione risultano essere congrue e il MEF non crea ostacoli, salva l’analisi di disallineamenti che si potrebbero generare con gli altri operatori del Comparto e dunque possibili veti da parte del “Tavolo strategico” con le altre Forze di Polizia. Un’altra casistica da valutare potrebbe essere l’anticipazione della decorrenza giuridica della nomina a Vice Ispettore, sempre per i Corsi di Formazione post riordino del 1995, dall’inizio del Corso di Formazione e non alla conclusione dello stesso, con una sostanziale ricostruzione della carriera anche sul piano economico, a seconda della durata del Corso da 6 a 18 mesi. L’ipotesi dell’apertura del Ruolo Agenti-Sovrintendenti appare, a nostro avviso, oramai difficile perché le altre Forze dell’Ordine hanno bandito, in questo lasso di tempo, diversi concorsi interni per la nomina a vice sovrintendenti.
Allo stato attuale gli Assistenti Capo Coordinatori sono oltre 17.000 unità mentre gli Assistenti Capo sono oltre 5.000 su un organico complessivo presente del Corpo di poco superiore alle 37.000 unità. A loro è di fatto demandata la sorveglianza generale con particolare riferimento ai turni pomeridiani e notturni. Per il Si.N.A.P.Pe, ferme restando le procedure di selezione in itinere ed in attesa del varo del concorso da posti per la nomina iniziale a vice sovrintendente da bandire entro il prossimo 31 ottobre, è opportuno perorare la causa della valutazione, attraverso l’analisi dei costi, per un ulteriore concorso di 1500 sovrintendenti, ritenendo che impiegare le eventuali risorse stanziate per favorire le progressioni in carriera risponda a criteri di efficienza maggiori rispetto a politiche di redistribuzione delle risorse, come possono essere state ad esempio gli assegni una tantum percepiti a seconda dei casi in forza del decreto 95/2017. Nella nostra progettualità vi è anche l’innalzamento dei posti a disposizione da 80 a 140 per il concorso interno per il personale aspirante al titolo di vice commissario del ruolo direttivo ad esaurimento della polizia penitenziaria, in analogia con quanto fatto dalla Polizia di Stato che, per il concorso per titoli di servizio a 1500 posti e per successivi 436 per la nomina alla qualifica di vice commissario del predetto ruolo, ha per giunta garantito il mantenimento della sede (mentre nel nostro caso il bando prevede la mobilità). Per quanto sopra, nel ribadire l’inopportunità della stesura di verbali dei lavori di un tavolo paritetico, si invita quantomeno alla produzione di documenti dettagliati e completi per evitare la pericolosa diffusione di notizie fuorvianti e altamente strumentalizzabili.