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Lo stato delle cose - puntata del 6 aprile 2026 - precisazioni

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Lo stato delle cose – puntata del 6 aprile 2026 – precisazioni

Aprile 7, 2026 Sinappe Comments Off

Illustrissimo Dott. Giletti,
Questa Organizzazione Sindacale, in rappresentanza del personale di Polizia Penitenziaria, desidera offrirLe una chiave di lettura più completa in merito al fenomeno dell’illecita introduzione dei meccanismi di comunicazione in carcere, in ragione della “sommarietà” (certamente scaturente dai c.d. tempi televisivi) con cui nella sua trasmissione è stata affrontata una questione tanto controversa quanto atavica.
Bene si avrà a mente la necessità avvertita dal legislatore di criminalizzare la condotta dell’introduzione in carcere e della detenzione da parte di soggetti reclusi di strumenti atti alla comunicazione con l’esterno.
La genesi dell’articolo 391 ter c.p. certifica essa stessa la gravità del fenomeno ed è doveroso ammettere che lo sperato effetto deterrente della sanzione correlata non ha restituito i risultati attesi.
È certamente preoccupante sia la portata del fenomeno, sia le conseguenze di comunicazioni incontrollate con l’esterno.
Ciò che non è emerso nella narrazione giornalistica è il fatto che l’inassolvibile corruzione di alcune unità di polizia penitenziaria costituisce una parte assai marginale di un fenomeno che quotidianamente certifica la permeabilità del carcere: dai droni che consegnano come solerti ed invisibili corrieri, ad occultamenti sempre più performanti nei pacchi ricevuti dall’esterno o in occasione dei colloqui.
La tecnologia avanza a ritmi insostenibili, gli apparati diventano sempre più piccoli e capaci di sfuggire a macchinari che evidentemente hanno settaggi anacronistici, il personale di polizia penitenziaria è insufficiente a fronteggiare uno stato di sovraffollamento che agevola la creazione di traffici illeciti.
Il focus di questa corrispondenza vuole, però, fissarsi sulla testimonianza di colui che evidentemente in passato ha indossato la gloriosa uniforme della Polizia Penitenziaria e l’ha macchiata con la propria infedele condotta.
È ingeneroso che passi il messaggio di un malcostume diffuso e non invece quello di brillanti operazioni di polizia, condotte proprio da personale del Corpo che ha portato all’individuazione e al relativo arresto dei colleghi corrotti o compiacenti.
È incauto anche a livello giornalistico normalizzare una condotta penalmente rilevante, sanzionata con la reclusione e che conduce senza se’ e senza ma alla destituzione dal servizio.
Da un servizio di informazione ci sia aspetta un approccio maggiormente ampio nella consapevolezza che uno sommario è fucina di stigma e sfiducia immeritata per il restante 99% di silenziosi servitori dello Stato.
Siamo certi che vorrà dare lettura dei passaggi salienti della presente nella prossima puntata o vorrà estendere l’invito a rappresentanti della Polizia Penitenziaria per un contraddittorio sul tema. Di tanto si offre sin d’ora la propria disponibilità.
Distinti saluti.